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    DIGITALIZZAZIONE, UN ARCHIVIO UNICO DI TUTTI GLI ATTI DELLA REGIONE SARDEGNA NEGLI IMMOBILI DELLE SALINE

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    “Il tema degli archivi mette insieme tre ordini di considerazioni: una è la conservazione del patrimonio, due è la sua fruizione e tre sono i luoghi, cioè le strutture indispensabili per ospitare tutte le carte. La Regione scommette su tutto questo e comincia a farlo con gli archivi di casa propria e con il progetto di un archivio unico degli atti regionali che sarà sistemato negli immobili delle Saline di Cagliari da poco trasferiti dallo Stato. Un progetto che ci porterà ad avere in un luogo strutturalmente adeguato, fruibile e finalmente ordinato una priorità di atti che andavano disperdendosi in più sedi in maniera assolutamente disordinata”. Lo ha annunciato stamattina a Cagliari il presidente della Regione, Christian Solinas, nel corso del convegno “Territorio Archivi Istituzioni” promosso dalla Regione Sardegna e dal Ministero della Cultura-Direzione generale Archivi.

    “Gli archivi – ha detto il presidente Solinas – non sono solo polverosi templi della memoria come qualcuno può pensare in una società così veloce dove tutto si consuma nello spazio di poche ore con le notizie e le produzioni documentali. Credo che invece ci sia l’esigenza di tutelare da un punto di vista sociale e storico un continuum che è un grande patrimonio dell’esperienza collettiva di un popolo”

    L’azione della Regione di collaborazione con gli archivi e con i Tribunali riveste un ruolo strategico fondamentale, ha detto il Presidente, che ha citato diversi esempi che testimoniano l’importanza del patrimonio archivistico sardo: “Io stesso sono stato estensore in anni passati delle norme che hanno finanziato il recupero, la catalogazione, l’inventariazione, la digitalizzazione degli archivi storici diocesani, che rappresentano un altro giacimento culturale di sicura importanza e interesse per gli studiosi. Dentro l’archivio del capitolo metropolitano di Cagliari, ad esempio, è conservato un patrimonio immenso che riguarda il Settecento sardo, i Vespri sardi, con la resistenza all’invasione francese del 1793. Nell’archivio di Stato – ha proseguito il presidente Solinas – abbiamo poi un pezzo di storia di quell’evoluzione statale che senza soluzione di continuità ha portato dal regno eretto da Bonifacio VIII a quello che è diventato Regno di Sardegna, d’Italia e poi Repubblica italiana all’indomani del referendum con una continuità ancora tutta da indagare”.

    Quello degli archivi, ha aggiunto il Presidente, non è un tema riservato a una ristretta élite di studiosi ma è “un problema di coscienza collettiva di un popolo. Attraverso la storia contenuta negli archivi si può leggere quale società e in quale tempo questa si possa contestualizzare”. E ne è un esempio, ha sottolineato il Presidente ricordando l’importante collaborazione con il Tribunale di Cagliari, “il progetto di archiviazione dell’attività delle cessate preture, una situazione molto penetrante sul territorio che racconta nelle sue pratiche quale fosse la società sarda di quel tempo in quei contesti”.

    Il presidente Solinas ha poi ricordato le risorse investite dalla Regione: “Abbiamo iniziato già da tempo una politica di attenzione e collaborazione, a cominciare dagli archivi diocesani, e siamo intervenuti anche con un contributo straordinario che legge regionale 30 del 2020 ha messo a disposizione per la messa in sicurezza e il censimento delle cessate preture. Lo abbiamo fatto con il progetto di ordinamento archivistico di fonti della storia territoriale della Sardegna, che è stata concentrata sulla digitalizzazione e la infrastrutturazione informatica, grazie all’articolo 6 della legge regionale 20 del 2019, e abbiamo poi partecipato e lo faremo con sempre maggiore convinzione al rilancio della Scuola di Paleografia archivistica dell’archivio di Stato di Cagliari che dal 1877 rappresenta un fiore all’occhiello importante per la nostra città e l’Isola intera”.

    “L’altra parte che dovremo sviluppare – ha poi evidenziato il presidente Solinas – è la digitalizzazione, la frontiera vera che consente l’apertura più democratica possibile della consultazione di tutto questo immenso patrimonio. Finora noi abbiamo conservato e custodito ma non abbiamo dato quell’apertura totale che ci dev’essere rispetto a una più ampia consultazione. La digitalizzazione può offrire da un lato la possibilità di meglio preservare il patrimonio archivistico perché non si ha la consultazione cartacea e può abbattere le distanze: una serie di strumenti informatici consente di consultare gli archivi di tutta la Sardegna e di tutto il mondo stando tranquillamente a Baradili, il più piccolo paese della Sardegna, o nel centro dell’Isola senza doversi spostare”.

    Poi, ha aggiunto il Presidente, bisogna favorire un percorso di superamento del digital divide che è un altro degli obiettivi strategici che la Regione in questo momento si pone: “Siamo certi di poter mettere in campo ulteriori risorse regionali che consentano progetti di sviluppo della progressiva digitalizzazione degli archivi. Penso a quanto sarebbe utile per la vita di tutti i cittadini una digitalizzazione complessiva degli archivi di tutti gli uffici tecnici comunali”. Progetti, autorizzazioni, pareri che “spesso sono finiti in luoghi di deposito e questo rende difficile la vita sia per la pubblica amministrazione che per il cittadino ogniqualvolta deve andare a ricercare uno di questi atti. La sensibilità nuova finalmente della tutela dei caratteri identitari, architettonici dei nostri centri storici impone tutte le volte che si devono effettuare dei lavori anche una ricerca storica di quali fossero i valori iniziali. Pensiamo a quanto potrebbe essere utile per tutti gli operatori amministrativi e del diritto – ha detto ancora il Presidente – poter accedere in maniera rapida e diretta attraverso archivi digitalizzati alla massa di progetti di pratiche edilizie presenti in tutti i Comuni della Sardegna”.

    “Ci sono spazi immensi di collaborazione e di lavoro e la Regione può fare la sua parte anche sul profilo della formazione professionale per creare delle figure in grado di supportare il grande lavoro di inventariazione, catalogazione e recupero di tutto questo immenso patrimonio. Si tratta di figure particolari che possono passare attraverso progetti di formazione professionale e attraverso l’altra grande opportunità degli Istituti tecnici che potrebbero darsi delle vocazioni particolari che diano professionalità nuove e importantissime per implementare tutti questi progetti”, ha concluso il presidente Solinas.

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