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    MONDO DEL VOLONTARIATO SUL PIEDE DI GUERRA. IL MOTIVO? UN BANDO REGIONALE PER IL PATTUGLIAMENTO ANTINCENDIO.

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    L’estate calda del 2022 fa preoccupare la direzione Regionale della protezione civile. Il rischio per gli incendi è altissimo a causa delle alte temperature e così in tutta fretta lo scorso 4 luglio nel sito della Regione Sardegna nella pagina Bandi e Gare d’appalto viene pubblicato il Bando “Procedura aperta telematica (rdo rfq 394181) per l’affidamento del servizio antincendio boschivo di presidio e pattugliamento lungo le strade statali e provinciali del territorio della regione Sardegna nei mesi di luglio/agosto 2022. Attività sperimentale ai sensi dell’art. 11 della L.R. 9/3/2022, n. 3 e del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Triennio 2020-2022. Anno 2022 approvato con D.G.R. n. 18/54 del 10 giugno 2022.
    Ad andare a leggere la procedura sembra davvero un assurdità quanto viene messo a bando. Si affida il pattugliamento delle strade statali ad una ditta che potrebbe essere anche della penisola o addirittura non italiana per pattugliare un territorio che probabilmente solo i sardi conoscono. Un attività per meno di 50 giorni che costerà ai sardi oltre 1.700.000 euro. I volontari sembrano intenzionati ad incrociare le braccia perchè questo tipo di attività la Regione in Sardegna in passato non l’ha mai concepita ma si accettava solo ed esclusivamente quando venivano diramate le allerte da parte della direzione regionale della protezione civile e capitava anche che quel tipo di intervento non venisse neanche sempre rimborsato. Abbiamo deciso di intervistare un esperto di protezione civile, Damiano Serpi ex responsabile della sala operativa e coordinatore della ex provincia del Medio Campidano che quel servizio inizió a garantirlo sin dal 2007 utilizzando i propri soldi di bilancio e stipulando apposite convenzioni con ogni singola associazione per il pattugliamento e la prevenzione antincendio nel territorio comunale e intercomunale di appartenenza.

    Buongiorno Sig. Serpi, posso farle una domanda?

    Se riguarda la Protezione Civile cade male, sono anni che non me ne occupo più.

    Sì, ma lei è stato anche un operatore antincendio vero? Almeno a questo mi può rispondere?

    Sì, da quando avevo 15 anni a quasi 40, faccia lei il conto di quanti anni sono.

    Bene, quindi è un esperto?

    No, assolutamente. Oggi ce ne sono tanti altri più bravi e preparati di me nei posti che contano. Guardi i loro curriculum. Si accorgerà di cose strabilianti. Io in realtà sono stato sempre un volontario, uno più fortunato degli altri. 

    Va bene, ma può rispondere a una domanda?

    Ok, ma solo una e solo in memoria dei tempi andati. 

    Ha saputo del nuovo bando della Regione Sardegna che esternalizza ai privati per la prima volta nella storia il servizio di pattugliamento e primo intervento antincendio lungo le strade statali e provinciali  a maggior rischio di tutta l’isola?

    Sì, qualcuno me ne ha parlato proprio ieri. Un volontario, uno dei pochi che ancora mi chiama per raccontarmi ciò che accade nella mia terra natia. 

    E cosa ne pensa? 

    Non l’ho letto, ma da ciò che mi hanno sommariamente raccontato mi pare si tratti di un bando quantomeno curioso e creativo. Di uno così non ne avevo mai sentito parlare prima, neanche in oltre 25 anni di Protezione Civile. Giuro. 

    Perché dice così? In cosa è curioso?

    Beh, per decenni non si è mai voluto utilizzare il volontariato di protezione civile o le altre componenti del servizio antincendio, come i barracelli e gli operatori di Forestas ad esempio, per garantire i pattugliamenti stradali preventivi perché, si diceva, era troppo dispendioso per le casse regionali. A fronte di una costante disponibilità da parte degli operatori,che io stesso certificai più volte alla Regione, si obiettava sempre che non si poteva attuare per un problema di costi, almeno così si diceva ufficialmente nelle riunioni e si metteva per iscritto nei documenti ufficiali. Ora, invece, si pubblica persino un bando europeo, mi pare per quasi due milioni di euro, per fare la stessa cosa affidandola a una ditta o società privata per 50 giorni totali su 5 mesi di campagna antincendio. Curioso accada di punto in bianco. Saranno cambiate le disponibilità di bilancio, buon per chi si aggiudicherà l’appalto. Tutto qui. 

    Sì, ricorda bene, è un bando da oltre un milione settecentomila euro iva inclusa per 48 giorni totali. Ma perché è anche creativo? 

    Perché inventa una nuova categoria di addetti antincendio mai vista prima, gli operatori economici privati antincendio su quattro ruote motrici. Posso ben capire che sia necessario ricorrere agli operatori economici privati per noleggiare gli elicotteri antincendio e il relativo personale specialistico, ma per pattugliare le strade mi pare esistano soluzioni più semplici e immediate. Poi c’è un aspetto più profondo. Vede, quando ero volontario, e poi ho avuto l’onore di coordinare per oltre dieci anni il volontariato da responsabile di un servizio pubblico, ad ogni riunione ufficiale sul servizio antincendio regionale ci veniva ripetuto fino alla nausea che anche rimborsare un volontario con un panino e una gassosa poteva non giovare alla causa, al buon esisto della campagna antincendi nel suo insieme Sa perché? 

    No, me lo dica lei? 

    Perché nei piani alti di certi palazzi regionali era diffusa la convinzione generale, sbagliata, che una buona parte degli incendi fossero appiccati dai volontari, dagli uomini delle squadre comunali, allora diffusissime, o dagli operatori stagionali del sistema antincendio. Lo facevano, si diceva apertamente, perché ne avevano un tornaconto personale. Non che non accadesse di scovare con le mani nel sacco chi lo faceva davvero, ma da lì a generalizzare ce ne passava. Però si era così radicata questa convinzione da farla diventare un mantra intoccabile. Gli incendi erano anche opera di chi gli spegneva, questa era la voce di sentina più diffusa. Per questo ci dicevano che non bisognava incentivare in alcun modo comportamenti e introdurre strumenti che potessero anche solo potenzialmente motivare gli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi ad applicarli per procurarsi un vantaggio economico o personale. Le squadre comunali sono state così pian piano soppresse, gli operatori stagionali inseriti in piani di stabilizzazione duratura, i volontari privati di ogni possibilità di rimborso forfettario o di vantaggio economico anche indiretto per la loro attività. Era giusto, niente da dire, anche se in realtà il numero degli incendi non è poi mai diminuito negli anni e qualche mela marcia si scopre sempre e comunque.  Oggi vedo, però, che si esternalizza per tutta la Sardegna un servizio affidandolo a un operatore economico che per due mesi scarsi dovrà assumere almeno centoventi persone, magari scegliendo proprio tra i tanti volontari disoccupati,  per fare quello che, invece, i volontari stessi fanno o potrebbero fare quasi gratuitamente, e comunque a costi nettamente inferiori per le casse regionali. Prendo atto che si è cambiata opinione. Un tempo anche il rimborso di un panino con prosciutto metteva a rischio la buona riuscita di un servizio, oggi un appalto da due milioni di euro per assumere operatori antincendio tramite una ditta privata non scandalizza nessuno e, soprattutto, non pone più problemi di opportunità. Son cambiati i tempi. Bisogna prenderne atto. 

    Ma lei cosa pensa? Servirà questo appalto a limitare gli incendi?

    Non lo so, questo deve chiederlo a chi ha studiato e redatto il progetto. Avranno analizzato costi e benefici, almeno credo. Non ho di certo le competenze di chi occupa quei posti per criticare. Posso dirle che da ex volontario ne dubito, da ex coordinatore e responsabile di un servizio pubblico di protezione civile ancora di più, ma io non faccio più testo. Ora mi occupo di altro. 

    Perché ne dubita? 

    Primo perché siamo già a luglio e un progetto così ha bisogno di tempo per essere avviato. Non so quando si concluderà la gara ma sicuramente ci vorranno settimane ancora e la campagna antincendi è in pieno svolgimento.  Poi, ed è il punto centrale, perché sono sempre stato convinto, e lo sono purtroppo ancora oggi,  che la prevenzione in protezione civile debba essere fatta su base comunale e intercomunale. Mi sembra che ci siano soggetti più qualificati, più esperti e, soprattutto, meno costosi che potrebbero raggiungere gli stessi risultati, persino con un ulteriore indubbio vantaggio.

    E quale sarebbe?

    Semplice, essere del posto, conoscere il proprio territorio, avere esperienza dei luoghi dove si deve garantire la prevenzione con il pattugliamento. Non sono requisiti secondari. Chi è del posto conosce meglio il suo territorio, la sua gente, i suoi concittadini, chi frequenta determinate aree.  Chi meglio dei locali conosce le strade da pattugliare e il movimento che insiste su quelle arterie. Ci sono associazioni, organizzazioni e strutture che possono garantire meglio questo valore aggiunto rispetto ad una società che prenderà in gestione questo servizio, mi pare di capire, per la prima volta. Magari sarà una società non sarda, addirittura comunitaria. Chi può escluderlo? 

    Ma il progetto è sperimentale, quindi quest’anno servirà soprattutto per testarlo. Non crede? 

    Beh, proprio perché è sperimentale io lo avrei testato coinvolgendo in prima battuta il volontariato e gli altri attori principali che da sempre si occupano di lotta agli incendi. Si poteva pensare ad una convenzione per il pattugliamento che prevedesse una forma nuova e innovativa di prevenzione diffusa e sinergica. Visto che c’erano le risorse si sarebbe potuto pensare a questo. Abbiamo un disperato bisogno che il cittadino si educhi alla prevenzione, anche in risposta ai cambiamenti climatici. Lo si dice e si ripete anche nelle scuole con i progetti finalizzati a radicare nei bambini e nei ragazzi la cultura della protezione civile, poi però non si valorizzano le associazioni che sono la più alta espressione della partecipazione attiva dei cittadini? Mi pare sia un controsenso. Credo che sarebbe bastato il  buon senso a suggerirlo. In un secondo tempo, dati alla mano, si sarebbe potuto modificare o calibrare il progetto, magari anche coinvolgendo le ditte private, se ritenuto utile. Però, io parlo ormai da profano, mi creda. Forse l’intenzione era, invece, proprio quella di assumere personale dipendente, di impiegare dei disoccupati in attività lavorativa. Non conosco le reali motivazioni di questa scelta, non posso dare un giudizio certo. Non vorrei, tuttavia, che si creassero troppe aspettative su un appalto del genere.

    Scusi, quali?

    Beh, magari quella di chi, lavorando per una ditta appaltatrice della Regione, si faccia pian piano l’idea di poter o dover essere stabilizzato come successo ad altri operai o addetti di altre ditte private titolari di appalti regionali. È già successo in passato. Può succedere ancora e sarebbe deleterio perché allora sì che qualcuno potrebbe ricorrere al fiammifero in modo sistematico, ma queste sono solo mie opinioni. Ora la saluto. 

    Posso farle un’altra domanda? Una sola giuro?

    Ok, ma non le assicuro che risponderò. 

    Le manca il suo lavoro come volontario e responsabile della protezione civile in questo territorio?

    Sarei un bugiardo se le rispondessi di no, ma indietro non si torna. 


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