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    “Donate il sangue” l’appello di Nieddu ai politici sardi è un flop. L’ira dei talassemici: “Problemi noti, ora azioni concrete”

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    “In un momento come questo in cui il sangue, come tutte le estati è più difficile da reperire, ho ritenuto opportuno promuovere questa iniziativa di raccolta. Per i tanti pazienti talassemici della Sardegna, che hanno necessità di essere trasfusi, e per favorire le attività chirurgiche, anche importanti, che rischiano di essere rinviate a causa della carenza di sangue, oggi era fondamentale dare un segnale e lanciare un appello a tutti i sardi, ma anche i tantissimi turisti che in questo periodo si trovano sul nostro territorio e che hanno la possibilità di compiere un gesto d’amore e solidarietà verso la Sardegna, attraverso la donazione”. Sono le parole dell’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, che oggi, in collaborazione con l’Avis Provinciale di Cagliari e la Struttura regionale di coordinamento delle attività trasfusionali, ha promosso l’attività di raccolta straordinaria che si è tenuta questa mattina davanti al Consiglio regionale, in concomitanza con i lavori dell’aula.

    “Sarà un’occasione per coinvolgere i politici regionali, ma in generale chiunque volesse partecipare e dare il proprio contributo. Io stesso domani donerò il sangue”, aveva detto alla vigilia l’Assessore Nieddu. Un nobile gesto da parte dell’assessore, senza dubbio. Ma come è andata davvero? Il buon esempio dei consiglieri regionali? Non pervenuto. Un flop rumoroso, che sta facendo storcere il naso ai tanti pazienti ricoverati in attesa di trasfusione e alle persone con talassemia, che necessitano di trasfusioni periodiche e che più di tutti in Sardegna risentono degli effetti della carenza di sangue nella nostra Regione. A parte l’Assessore Nieddu, infatti, come riportato da YouTG, solo due consiglieri regionali hanno donato il sangue. E gli altri onorevoli? Sicuramente impegnati altrove. O magari hanno tutti già donato di recente. Non c’è motivo di dubitarne, ma sicuramente ci si aspettava una presenza più forte da parte della politica sarda, che invece si è mostrata quantomeno “disinteressata” all’argomento.

    Le donazioni in totale nell’autoemoteca parcheggiata alla Regione sono state in totale una decina, grazie alla generosità dei cittadini di passaggio, che hanno dato il loro contributo. Ma in Sardegna serve ben altro. Anche la recente campagna regionale di comunicazione “La Sardegna sì dona” ha il retrogusto amaro del fiasco: un esperimento di marketing realizzato con approssimazione e in grave ritardo rispetto alle esigenze dell’Isola. La carenza cronica estiva di sangue non è una sorpresa e casomai sorprende come la politica sia cieca e sorda agli appelli costanti delle associazioni dei pazienti che ogni anno, 365 giorni, chiedono disperatamente aiuto.

    Un esempio è Thalassa Azione Onlus APS, l’associazione che riunisce tutte le persone con talassemia della Sardegna, che oggi ha diramato un durissimo comunicato stampa per denunciare le richieste e gli appelli inascoltati inoltrati all’Assessorato alla Sanità per risolvere – o almeno tamponare – l’emergenza sangue. “Ringraziamo senza dubbio l’assessore Nieddu – si legge nella nota diramata dall’associazione regionale delle persone con talassemia – per aver promosso la raccolta, che ci dispiace non abbia riscosso un buon successo. Ma ribadiamo con forza che organizzare un evento sporadico di questo tipo non può essere la soluzione ai problemi cronici del Sistema Sangue della Regione Sardegna”. 

    “Le criticità in tutti i centri trasfusionali isolani, soprattutto nel Centro Trasfusionale dell’ARNAS G. Brotzu, il più grande della Sardegna – denunciano infatti i talassemici sardi – sono stati resi noti all’assessorato già da tempo. Nessuna soluzione ai problemi esposti da Thalassa Azione APS è stata approvata nel frattempo. Questa emergenza che sembra cogliere di sorpresa la politica era scontata per noi pazienti con talassemia. La carenza di personale, ormai cronica, si è manifestata in tutta la sua gravità e la situazione ormai è precipitata, in un momento storico reso ulteriormente complesso dalla pandemia e dall’ondata di caldo”. 

    Le soluzioni ci sono, ma comportano l’intervento diretto della Regione. Che finora ha latitato, come dimostrano i tantissimi comunicati stampa delle associazioni dei pazienti negli ultimi anni o i documenti protocollati e consegnati alla Regione ma rimasti fermi sulle scrivanie dell’assessorato.

    “Ci aspettiamo azioni più concrete – affermano i pazienti con talassemia – per affrontare la ormai cronica carenza di sangue, indispensabile farmaco salvavita. Noi più volte abbiamo chiesto il reintegro del personale andato in pensione e l’assunzione di personale nei centri trasfusionali per potenziarne i servizi. Abbiamo proposto anche delle campagne di sensibilizzazione strutturate e reiterate, che abbiano target differenti a seconda dell’età, degli interessi e della tipologia dei donatori. Abbiamo chiesto iniziative ripetute nel tempo e non raccolte che, seppur segnale di buona volontà, non portano alla soluzione del problema”.

    E allora forse, al posto di spendere inutilmente decine di migliaia di euro in campagne di comunicazione fatte da persone che è evidente non siano mai entrate in un centro trasfusionale e che non abbiano mai parlato con un paziente talassemico, sarebbe meglio finanziare quelle associazioni, Onlus e APS che quotidianamente lavorano per sopperire alle mancanze della sanità regionale e si adoperano per trovare donatori e non far collassare gli ospedali e il sistema sangue. Sicuramente, se messe nelle condizioni di farlo, queste associazioni sapranno portare le persone a donare nelle autoemoteche, senza necessità di goffe passerelle da parte dei politici di turno.

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