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Mondo della scuola sempre in fermento conosciamo meglio Peppino Loddo dirigente dell’ambito territoriale di Cagliari

SEDE ATS CAGLIARI

Da quanto tempo esercita il ruolo di Dirigente dell’Ambito Territoriale Scolastico di Cagliari?

Lo esercito dal dicembre del 2019; dall’aprile 2016 ho svolto il ruolo di dirigente tecnico, un tempo si chiamavano ispettori; precedentemente sono stato dirigente scolastico del Liceo Classico Siotto Pintor di Cagliari e ancora prima dirigente di altre istituzioni scolastiche; in passato sono stato anche segretario della FLC CGIL.

Molti settori del pubblico impiego da diverso tempo attraversano, per varie ragioni, una preoccupante crisi. È il caso della sanità ad esempio, ma anche la scuola non naviga in acque tranquille. Nella scuola Si riscontrano carenze organizzative, mancanza di finanziamenti, continue novità normative che spesso anziché portare giovamento portano confusione e nuove criticità. Una delle criticità che gli operatori della scuola hanno riscontrato, soprattutto i precari, è riferita, a partire dal 2020, il carente funzionamento della piattaforma per l’inserimento nelle GPS (Graduatorie Provinciale per le Supplenze). Gli errori del sistema sono stati innumerevoli e i danni creati notevoli. Quali margini avete avuto come ATS per porre rimedio agli errori del sistema informatico?

Il funzionamento della macchina non dipende ovviamente dalla nostra volontà perché l’algoritmo è stato creato da esperti del settore a livello ministeriale. Ma tolto questo, c’è purtroppo molta confusione sull’argomento. Col vecchio sistema si andava a chiudere le nomine importanti a dicembre, non prima. Quindi era un tempo smisurato. Mentre invece con questo sistema noi siamo in grado teoricamente e anche nei fatti di chiudere le operazioni di grossa nomina entro il primo giorno di lezione. Questo è un fatto positivo. Significa che consenti alla stragrande maggioranza dei docenti precari di coprire i posti vuoti fin dal primo giorno di lezione, cosa che prima non avveniva. Questa è la prima considerazione. La seconda…l’algoritmo… pur riconoscendo gli errori evidenti, in parte corretti dai programmatori e altri ne correggeranno, rispetta pedissequamente il vecchio sistema. Si possono fare esempi semplici delle domande più frequenti: “Com’è possibile che chi viene dopo di me abbia avuto l’incarico ed io no?” In realtà succedeva così anche prima. Mi spiego: se il giorno della settimana di convocazione un docente non prendeva il posto che c’era in quella giornata, perché magari non era di suo gradimento, andava via e magari succedeva che nello stesso giorno tale posto veniva assegnato ad un’altra persona. Altre persone, rinunciando al posto lo rendevano libero per il giorno successivo e magari era proprio uno dei posti che il docente che se n’era andato il giorno prima avrebbe preso, ma che ormai non poteva più prendere perché il suo turno era superato. Pertanto tale posto poteva essere assegnato soltanto a una persona che magari era dopo di lui in graduatoria. Succede così anche oggi la gente non riesce ad individuare con esattezza questo meccanismo. La differenza è che il sistema invece di convocare su giorni diversi risolve tutto con un’unica operazione. In un solo momento mette insieme le scelte e le soddisfa oppure no. Intendo dire una cosa molto semplice. Come colui che veniva per scegliere le sedi in un determinato giorno e le prendeva se erano di suo gradimento oppure no, avviene così anche oggi. La scelta è al buio all’inizio, ma può scegliere tutte le sedi disponibili. Se sceglie in quel modo difficilmente rimane senza niente. Se invece un docente scegli determinate sedi o tipologie di posto e quando arrivano a lui quelle sedi o tipologie di posto che lui ha chiesto non ci sono il sistema lo salta, come lo avrebbe saltato, con la scelta in presenza, se non avesse trovato il posto che desiderava. L’unica differenza è che prima si poteva scegliere in presenza.

Magari però il giorno dopo si trovava in elenco proprio una delle sedi che aveva scelto e allora che succedeva?

In quel caso, come già detto, non poteva più scegliere le sedi che avrebbe voluto perché le nuove sedi erano considerati posti sopravvenuti che non inficiano le operazioni già fatte e quindi non si può tornare indietro ma si può andare solo avanti. Si parte sempre dall’ultima nomina fatta. Quindi le nuove disponibilità potranno essere scelte solo da docenti che si trovavano in una posizione di graduatoria più bassa. É sempre avvenuto così. Il sistema di oggi quindi non fa assolutamente cose diverse da quelle che si facevano con le assegnazioni in presenza. Ci sono stati altri tipi di errori, per esempio la scelta di coloro che potevano usufruire della Legge 104/92 o il personale che poteva utilizzare un titolo di riserva, ma sono stati errori marginali che abbiamo poi corretto. Sul grosso delle chiamate l’algoritmo ha funzionato esattamente come funzionava il sistema precedente.

Con il nuovo sistema se il docente non aveva scelto sedi che c’erano veniva considerato rinunciatario?

Veniva considerato rinunciatario esattamente come avveniva in presenza quando, pur essendoci una sede che però il docente non voleva per ragioni diverse, equivaleva ad una rinuncia. Ripeto, ci sono state criticità marginali sull’applicazione della legge 104/92 e delle riserve ma i programmatori successivamente hanno corretto anche questa lacuna.

Perché non ci sono tutte le sedi disponibili all’atto della scelta?

In realtà noi pubblichiamo l’elenco delle sedi disponibili, però succede che magari nel periodo in cui si fanno le domande per esempio non si conoscono ancora i risultati della mobilità annuale e gli organici e quindi l’elenco delle sedi non è completo. Sicuramente con la piattaforma e il suo algoritmo, se ben funzionanti, come ufficio scolastico provinciale, con ulteriori raffinazioni possibili dell’algoritmo, non possiamo che trarne giovamento, perché acceleriamo i tempi, non ingolfiamo per tre mesi l’ufficio, ma neppure i sindacati e siamo in grado di imputare tutti i dati correttamente. Imputiamo tutte le domande, corrette, pulite e facciamo le dovute correzioni in modo da avere graduatorie affidabili e stabili nel tempo.

Vi risulta che ci siano stati casi in cui docenti inseriti nelle GAE siano stati saltati e nominati dopo i docenti delle GPS?

È successo, è stata una lacuna del sistema e noi abbiamo apportato le correzioni. Li abbiamo corretti manualmente due anni fa, ma ora il sistema è già autocorrettivo. Quando successe la prima volta noi le abbiamo corrette a mano. È successo anche che alcune docenti delle GAE, soprattutto della primaria, avevano scelto poche sedi e tipologia di posto fino al 31 agosto che nel momento dell’assegnazione non c’erano e il sistema ti ha bruciato, ma capitava anche prima.

Un’altra criticità che sta interessando la scuola è derivata da un fortissimo decremento demografico che va ad incidere pesantemente sugli organici. Cosa ci può dire a questo proposito per l’organico dell’autonomia dell’anno scolastico 2023/24? Nell’anno scolastico in corso il ministero aveva consentito di andare in deroga mantenendo gli stessi numeri. Sarà così anche per il prossimo anno scolastico?

In realtà sono già quattro anni che nonostante il decremento demografico a livello nazionale i numeri dell’organico sono rimasti pressoché invariati. Nonostante una diminuzione di migliaia di alunni il numero dei docenti è rimasto uguale, quindi di fatto c’è stata una maggiorazione se si fa riferimento ai parametri previsti. Anche quest’anno avverrà una conferma dell’organico attuale. Questo ci consentirà di soddisfare molte più richieste perché noi siamo in grado di soddisfare le richieste anche delle istituzioni scolastiche dei piccoli paesi, non solo per concedere la pluriclasse ma anche per intervenire sulle pluriclassi e creare classi singole. Abbiamo ormai poche classi vicine al numero massimo degli alunni ma le possiamo abbassare ulteriormente. Ormai classi numerose di 28 alunni non ce ne sono più. Stiamo dando più tempo pieno, stiamo dando più offerta formativa e credo che ci sarà la possibilità di venire incontro ancora meglio alle esigenze dei comuni più piccoli che sono veramente tanti e dove si è abbassato il livello degli alunni frequentanti . Quindi ormai abbiamo molte classi mini, non abbiamo classi normali secondo i parametri.

Questo si sta verificando anche per l’indirizzo musicale. Ci sarà un decremento di organico per l’indirizzo musicale o confermerete l’organico dello scorso anno?

Tutto quello che c’è verrà certamente riconfermato. Non escludo che si conceda qualche corso in più per i dirigenti che ne hanno fatto richiesta, ovviamente rispettando la nuova normativa che prevede un privilegio per le zone geografiche che non hanno quasi nulla o dove sono stati richiesti strumenti poco noti. Saranno assegnazioni che terranno conto dei territori disagiati e degli strumenti richiesti.

Un’altra lamentela riguarda il personale ATA che risulta essere numericamente insufficiente. In particolare lo scarso numero dei collaboratori scolastici, in certi casi, non sarebbe in grado di coprire neppure il servizio di vigilanza. Ciò è derivato dal fatto che gli edifici scolastici sono sempre gli stessi ma il personale negli anni è stato ridotto?

Sul problema degli ATA ci sono un paio di considerazioni da fare. La prima è che anche in questo caso l’organico sarà riconfermato, nonostante il calo a strapiombo della popolazione scolastica. Il parametro relativo al numero degli alunni è un parametro fondamentale per l’individuazione del numero degli addetti del personale ATA, sia per gli uffici di segreteria che per i collaboratori scolastici. Il problema è quello degli edifici. Vengono tenuti in piedi da parte degli enti Locali, magari per non scontentare il quartiere, ecc., delle sedi che sono quasi vuote e quindi invece di accorpare tutti gli alunni in pochi edifici, continuano a tenere in piedi molteplici punti di erogazione che non hanno più ragione di esistere. In un paese vorrei capire qual è la ragione per cui non si possa proporre un minimo di sacrificio ad una famiglia per spostare di qualche centinaio di metri il proprio alunno in un’altra sede invece di tenere in piedi contemporaneamente due sedi che sono del tutto sottoutilizzate. Invece questi problemi vengono scaricati sull’ATS, per cui da noi si pretende di concedere tanto personale scolastico anche per tenere in piedi queste sedi sottoutilizzate e noi non possiamo farlo. L’ho già detto in sede di dimensionamento scolastico che è il caso che anche i dirigenti scolastici si facciano parte attiva e siano loro stessi a stimolare il comune per un’operazione di ristrutturazione logistica e pretendere che vi sia una localizzazione degli alunni più consona alle disponibilità che abbiamo. Le risorse di cui disponiamo tuttavia verranno riconfermate anche per il prossimo anno scolastico nonostante il calo degli alunni, ma tali risorse comunque dovrebbero essere meglio ottimizzate. Se invece si continueranno a mantenere certi modelli organizzativi è chiaro che i conti non potranno tornare. Si pretende dall’ATS che si faccia carico del personale demansionato, ma non si può fare tutto. Anche in questo caso c’è un problema di ottimizzazione delle risorse, perché è vero che esistono i demansionati, ma il demansionato non è detto che non debba fare nulla e con una migliore e opportuna organizzazione del lavoro si può riuscire ad abbassare il carico delle difficoltà.

Dove ci sono i demansionati in che misura intervenite come ATS?

Nei criteri che usiamo teniamo conto del numero degli alunni, dei plessi, della complessità logistica. Esiste una tabella ministeriale alla quale dobbiamo adeguarci, ma spesso abbiamo fatto ricorso alle deroghe più volte per risolvere certe situazioni. Abbiamo distribuito deroghe per 300 posti. Se ci sono ad esempio più piani, più aree separate, che non sono governabili da una sola persona, noi abbiamo tenuto conto anche di queste problematiche. Così come abbiamo tenuto conto del personale demansionato e del numero di alunni diversamente abili. Ci sono scuole dove sono previsti rientri pomeridiani. Costruire i rientri pomeridiani significa che bisogna garantire una doppia presenza dei collaboratori scolastici. Queste modalità organizzative dovrebbero avere risorse umane adeguate che però mancano e quindi dovrebbero essere evitate ove possibile. I plessi sottodimensionati, gli orari più sbarazzini possibili e immaginabili comportano uno spreco di risorse e i dirigenti dovrebbero, nei limiti del possibile, razionalizzare al meglio gli orari di servizio. Noi concediamo il personale in base alle disposizioni ministeriali e in aggiunta concediamo le deroghe, ma poi ci si ferma.

Parliamo ora di organico dei dipendenti dell’Ambito Territoriale Scolastico di Cagliari…È scontato che le difficoltà le abbiano le istituzioni scolastiche, ma sicuramente qualche difficoltà l’avete anche voi come ATS. Quante sono le unità di personale effettivo e quante invece quelle di personale che provengono da altri comparti?

Allo stato attuale abbiamo complessivamente a disposizione una quarantina e poco più di persone, di queste la metà è fatta di personale utilizzato: docenti inidonei alla mansione, qualche collaboratore scolastico che ci fanno la guardiania ed anche il protocollo, abbiamo qualche assistente amministrativo. Tutto sommato abbiamo il 50% di personale ministeriale e l’altra metà di personale utilizzato che abbiamo raccolto per disponibilità delle scuole oppure perché è personale fuori ruolo. Gli Uffici Scolastici Provinciali sono allo stremo e da quando ci è caduta addosso la questione delle GPS abbiamo rischiato il tracollo. Abbiamo chiesto ed ottenuto aiuto dalle scuole e per questo vanno ringraziate per poter svolgere normalmente le varie operazioni che noi saremmo stati impossibilitati a compiere.

Le istituzioni scolastiche si lamentano del fatto che da diversi anni sono stati caricati di ulteriori incombenze che hanno forti difficoltà a svolgere. Mi riferisco per esempio alle ricostruzioni di carriera ma anche alle procedure per i pensionamenti che dovrebbero trattare loro, ma che hanno difficoltà a mandare avanti…Voi come state intervenendo al riguardo?

Diciamo le cose per come sono. Noi non stiamo dando nessun carico di lavoro nuovo. Il punto è che sono carichi che dal 2000 sono di competenza delle scuole. Che poi non abbiamo svolto o potuto svolgere certe incombenze è un altro discorso. Quindi bisognava predisporre fascicoli e pratiche fin dal 2000.

C’è da dire per che il personale della scuola oltre ad essere insufficiente non è stato formato per tempo…

Sono passati 23 anni ed io non so chi e quando ci si doveva muovere. Di me posso dire che ho messo in essere un’offerta formativa di grandissimo rilievo e di livello. Cioè un corso di formazione proprio sulle pratiche pensionistiche come la nuova passweb che è un po’ la bestia nera delle scuole. Non siamo noi ad imporre la nuova passweb ma è l’INPS. L’INPS è il dominus e con il benestare del nostro Ministero. Non sono obblighi che impone l’ATS, ma che derivano da una legge. Questo tipo di incombenze noi le abbiamo alleviate creando un’opportunità formativa di particolare rilievo e valore che è di tipo laboratoriale, formativo ed anche per punti di specializzazione, che è attiva da sei mesi e sta durando ancora. L’abbiamo offerta noi, ma non per scaricare un’incombenza nostra, ma per alleviare un’incombenza delle istituzioni scolastiche. Su questo non si può avere alcun tipo di dubbio e bisogna che le scuole se ne facciano una ragione e che questa incombenza venga svolta. Come abbiamo fatto noi anche le scuole possono organizzare corsi di formazione. Anche il numero insufficiente di assistenti amministrativi riguarda il dimensionamento scolastico. Se c’è un numero elevato   di autonomie scolastiche alla fine il personale sempre quello è perché viene sempre dato sul numero complessivo degli alunni. Se si crea un’autonomia scolastica con 400 o 300 alunni, magari di qualche comune montano, non favoriscono certo un’economia di scala. Se ci fossero autonomie scolastiche con un numero maggiore di alunni sicuramente gli assistenti amministrativi potrebbero essere utilizzati in modo più razionale. Anche in questo caso comunque abbiamo dato delle deroghe. Bisogna dare atto al Direttore dell’USR Sardegna che si è assunto la responsabilità di dare i posti in deroga. Il resto fa parte della politica nazionale sulla scuola alla quale ci dobbiamo adeguare.

Per il 2023/24 la Regione Autonoma della Sardegna ha utilizzato il dimensionamento per un numero limitato di autonomie scolastiche. Se per il 2024/25 si dovesse utilizzare esclusivamente il parametro di 900 alunni sarebbe un bel guaio per tutti, nel senso che si perderebbero molte Autonomie, quindi ci sarebbero più istituzioni scolastiche senza Dirigente Scolastico e DSGA. Se da un lato potrebbe risolvere problemi di razionalizzazione del personale dall’altro, soprattutto in periferia, potremmo avere una criticità nel governare le istituzioni scolastiche…

Il problema è capire come cade questo dimensionamento. E come rapportare la norma nazionale con i margini di manovra delle Regioni. Bisogna capire a quale livello si fa. Se si prende il risultato complessivo, cioè dividendo il numero complessivo degli alunni diviso 900 si ottiene un certo numero di autonomie scolastiche. A quel punto si potrebbe trattare in due modi. Supponiamo che il numero sia di 300 autonomie. Scelgo di fare le autonomie sulla base della conformazione territoriale. Posso decidere di fare autonomie molto robuste nei centri urbani, sotto 900 nessuna, poi scegliere autonomie scolastiche anche di 400/300 o anche di 200 alunni in luoghi geografici scarsamente popolati. Quindi faccio la media alla fine. Scelgo di fare autonomie scolastiche più piccole e più robuste in contesti più popolati. Se non faccio così dovrò fare una semplice divisione facendo autonomie solo di 900 alunni. È chiaro che se applico il parametro di 900 in Marmilla ad esempio o nel Sulcis Iglesiente, per raggiungere il parametro di 900 dovrei coinvolgere moltissimi comuni e sarebbe un’autonomia difficilissima da gestire.

Questa è un’ipotesi, ma se la norma nazionale fosse rigida senza margini di manovra sul parametro 900. Cosa succederebbe?

In tal caso sarebbe un disastro. Il confronto fra il Governo Nazionale e le Regioni a questo punto sarebbe fondamentale in modo da elaborare una norma che lasci margini di manovra. Dipende da cosa deciderà la Conferenza Stato-Regioni. È evidente che l’autonomia scolastica non c’entra nulla con gli organici e con gli alunni se non per i dirigenti scolastici ed i DSGA. Gli alunni continuerebbero a frequentare le scuole che frequentavano o meglio gli edifici scolastici. Naturalmente non mi nascondo dietro un dito. Un conto è avere autonomie scolastiche senza dirigenti e DSGA e un conto è averli, ma va detto che anche le scuole di 300 alunni non perderebbero l’autonomia ma avrebbero un dirigente in reggenza. Però le scuole perderebbero una risorsa importante e non avrebbero una conduzione stabile, non ci potrebbe essere una conduzione e progettazione pluriennale. Continuerebbero ad esistere ma sarebbe un’autonomia acefala.

Nel corso dell’anno scolastico in quali periodi ci sono le maggiori criticità per voi Ambito Scolastico Territoriale?

Il periodo più critico senz’altro quello relativo alla preparazione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Dal mese di aprile al mese di settembre sarà una corsa molto impegnativa. Si parte con l’organico di diritto (aprile-maggio), poi subito dopo si partirà con l’organico di fatto, ma sempre tra maggio e giugno l’impegno sarà concentrato sulla mobilità. Successivamente ci saranno tutte le fasi delle immissioni in ruolo e poi quelle delle supplenze. Quindi sarà tutto un crescendo che nell’estate diventa ancora più caotico.

Recentemente è intervenuta la Corte dei Conti sull’operato del MIM invitandolo a rispettare la legge per quanto attiene all’incarico del dirigente scolastico sulla stessa scuola Si tratta di una delle norme scritte nel 2001 ma mai applicata a scuola dagli uffici scolastici regionali: la norma anti corruzione che impone ai dirigenti di avere incarichi a rotazione in quanto gestiscono appalti e acquisti per la pubblica amministrazione istruzione.

Alla luce di ciò, tutti i dirigenti scolastici dopo un triennio dovrebbero ruotare. A tal proposito ci sono pareri discordanti anche da parte delle organizzazioni sindacali. Il suo parere qual è al riguardo?

In linea di principio la rotazione dei dirigenti su diverse sedi è una cosa positiva perché evita la stratificazione di “potere”; evita che ci siano incrostazioni nella persistenza a lungo delle stesse persone e può raggruppare interessi e quindi non sarebbe il meglio per la trasparenza e per l’assenza di conflitto di interessi. Però parliamo della scuola. Nella scuola la possibilità di incrostazioni e di interessi non la vedo proprio. Non circolano importanti risorse finanziarie. Ciò che circola è talmente governato in modo rigido da regole per cui è impossibile ogni ipotesi di malversazione o peculato o quant’altro. Tanto è vero che la scuola è definita a basso rischio corruttivo. Quindi bisognerebbe avere un po’ di buon senso in questa gestione. Nel senso che se in via teorica la rotazione dei dirigenti può essere considerato un fatto positivo, per quanto riguarda le scuole può essere considerato un fatto negativo, perché verrebbe a mancare la continuità. Quindi il minimo che si potrebbe fare e chiedere che venga almeno allungato il periodo di permanenza. Un novennio potrebbe essere almeno un minimum. Nove anni potrebbe essere un termine accettabile, ammesso che si voglia insistere nella rotazione dei dirigenti scolastici. Stiamo correndo il rischio di eliminare quel poco di stabilità che c’è e rischiare di dover mandare d’ufficio persone che non vorrebbero andare in una determinate sede per varie ragioni. Si rischia di rovinare quel poco di stabilità che c’è senza avere in contraccambio niente.

Sembrerebbe che il contenzioso nelle scuole negli ultimi anni sia notevolmente aumentato. Vi risulta questo e quali possono essere le cause?

Si, certamente. Le cause sono derivate dal fatto che la normativa è molto complicata da interpretare e forse c’è anche un po’ di confusione sull’ argomento. Può darsi anche che ci sia una certa difficoltà nella categoria per varie ragioni per cui la molta pazienza che c’è stata in tempi passati adesso si è esaurita per cui la gente pretende immediatamente la soluzione di un problema, non è più disposta ad aspettare. Poi il conflitto è fatto con le regole dello stato di diritto, io non mi fascio la testa, è legittimo ricorrere al giudice, è legittimo cercare una sede di tutela, è tutto svolto con la garanzia delle regole di diritto esistenti. È aumentato anche perché aumentato il numero delle persone che circolano nell’ambito delle scuole. É aumentato il precariato, si è abbassata la soglia di tolleranza. La situazione è diventata sempre più complicata. La scuola ha subito tanti cambiamenti a cui ha cercato di fare fronte nel modo migliore possibile…La categoria ha visto ed attraversato momenti di grande difficoltà, sia in termini economici, sia in termini di risorse complessive, sia anche in termini di cambiamenti in quanto tali, senza avere strumenti di supporto e di aiuto. Tutte queste novità hanno comportato una fatica enorme e poi c’è da dire che anche la categoria sta invecchiando.

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