Padre Giovanni Puggioni, sacerdote gesuita e uomo di preghiera, molto amato soprattutto dai giovani ai quali sapeva trasmettere gioia e pace profonda, è stato punto di riferimento per innumerevoli persone, disposte a percorrere svariati chilometri da ogni parte dell’Isola fino a Cagliari, per cercare nella sua fede conforto e aiuto.
La sua mitezza e semplicità d’animo si palesavano anche attraverso il suo saluto “Salude e trigu” che rivolgeva con orgoglio sardo a tutti indistintamente, rivelando così l’attaccamento alle sue origini bororesi e marghinesi.
La vita e le opere del gesuita sono ora contenute in un libro di recente pubblicazione (2021), P. Puggioni S.J. 1922-2009, firmato da Giuseppe Simbula OFM Conv., che ne ha curato la stessa introduzione.
Il testo si apre con la presentazione a cura del Prof. Francesco Nuvoli e descrive in maniera approfondita la biografia, dall’infanzia fino alla sua morte (Milis, 2009) e la sua azione sociale e spirituale, in un cammino costellato da una profonda apertura all’altro e dall’amore verso il prossimo: la sua stessa vita terrena era intrisa di palese santità, tale che la Chiesa lo ha già proclamato Servo di Dio e ha dato avvio nel gennaio 2023, nella Cattedrale di Cagliari, all’apertura del processo diocesano relativo alla causa di beatificazione.
Nato a Borore il 16 Giugno 1922, dopo essere stato consacrato sacerdote nel 1945, Padre Giovanni Puggioni entra a far parte della Compagnia di Gesù, dedicandosi alle Missioni e compiendo ben 18 viaggi in terra d’Africa.
Nel 1972 dà avvio alla Campagna “Operazione Mosango” che porterà alla costruzione del Reparto di Pediatria, il rinomato “Padiglione Sardegna” nell’allora Zaire (oggi R.D. Congo), che continuerà con l’Associazione “Operazione Africa Onlus” (attualmente attiva) e che, nel corso del tempo, ha contribuito a costruire scuole, ospedali, strutture sanitarie, acquedotti, orfanotrofi e altre opere di primaria necessità in diverse parti del continente africano: Madagascar, Rwanda, Congo, ecc. per poi estendersi anche nelle zone dell’America Latina e più in particolare al Brasile.
L’aspetto concreto e carismatico del sacerdote bororese era sempre unito a quello pedagogico: si rivelò infatti un educatore di alto livello, capace di sensibilizzare i giovani all’altruismo, alla generosità e, nel contempo, alla responsabilità umana e sociale.
Svolse un lavoro capillare nelle scuole, ottenendo già negli anni settanta, l’autorizzazione dall’allora Provveditore agli Studi a entrare nelle strutture scolastiche di ogni ordine e grado, per svolgere un’opera di sensibilizzazione del mondo giovanile ai problemi della povertà, della malnutrizione e della lebbra, ricevendo dai ragazzi una risposta entusiasta e decisa.
La dimensione socio-educativa era sempre correlata anche a quella spirituale e, tra tutti questi aspetti, vigeva un imprescindibile connubio intercomunicante tra l’impegno e la preghiera, tra l’agire concreto e la fede.
Teneva all’apostolato come mezzo per divulgare la recita del Rosario tra i giovani, ritenendolo strumento potentissimo di intercessione per trasformare i cuori delle persone: riuscì a radunare ogni mercoledì al Teatro di via Ospedale a Cagliari circa trecento ragazzi, perlopiù universitari, dando avvio ai cenacoli mariani che nel tempo si diffusero in tutta la Sardegna e che erano la testimonianza del cambiamento, attraverso la fede, di tante vite umane. Afferma l’Autore del testo:“Da questi incontri giovani smarriti, delusi e infelici escono rinnovati e con una gioia mai prima provata; e da una vita trascorsa nel peccato giungono a una vita cristiana esemplare e apostolicamente impegnata. Poteva succedere di recarsi a suoi incontri di preghiera una prima volta, quasi a mala voglia, solo per le pressioni di qualche amico o amica e uscirne completamente rinnovati”.
Durante la sua malattia, che lo costrinse a letto per sei lunghi anni e che gli tolse l’uso della parola, proseguì la sua opera di offerta e di apostolato con quanti andavano a trovarlo. Dopo la morte, la sua tomba a Borore divenne meta continua di pellegrinaggi da parte di giovani e adulti, che ne ricordano oggi le innumerevoli doti: la bontà, la speranza, la pacatezza, la fortezza, l’instancabile ascolto, il dono di intercessione e, grazie a Lui, migliaia di persone hanno riconosciuto la presenza di Dio nelle loro vite, non in maniera astratta, ma autentica e concreta.
Giovanna Porcu





