Il 24 luglio 2025 si è tenuta a Quartu Sant’Elena la prima edizione del Festival delle Arti, interamente dedicata al genere epico-storico in un percorso tra cinema e musica, con la partecipazione dell’Orchestra Stabile del Festival e sotto la Direzione Artistica di Alessio Ninu.
Ospite d’eccezione della manifestazione Beniamino Zuncheddu, che ha ricevuto una targa-ricordo in memoria della serata d’esordio.
L’ingiustizia è stata indiscutibilmente la sua peggiore nemica; è quanto emerge dal racconto del pastore di Burcei, recluso dal lontano 1991 per quasi 33 anni e vittima di un’iniqua detenzione: la più lunga nella storia giudiziaria italiana.
Accusato come responsabile della “strage di Sinnai”, in seguito al processo di revisione tenutosi nel gennaio 2024, ora all’età di sessant’anni è finalmente un uomo libero.
Ingiustamente prigioniero dall’età di 26 anni nelle carceri prima di Buoncammino, poi di Badu e’ Carros e Uta, Beniamino Zuncheddu ha vissuto in condizioni disumane; dalle sue parole, tuttavia, trapela una serenità fuori dal comune e una speranza che precisa di non avere mai perso, frutto del suo carattere mite e benevolo verso chiunque e del sostegno della famiglia che non è mai mancato e senza il quale, afferma, “in questo momento vivrei sicuramente sotto qualche ponte”.
Oggi Beniamino Zuncheddu riassapora la sua libertà, dando valore a tutto ciò che lo circonda, apprezzando ogni piccolo gesto e, soprattutto, cercando di orientarsi in un mondo in cui l’ingiustizia trionfa ancora, perché, a distanza ormai di un anno dalla liberazione, non gli è stato elargito alcun indennizzo.
È pertanto importante partecipare attivamente alla raccolta firme (ora possibile soltanto con i moduli cartacei, disponibili presso molti Comuni), per sostenere la proposta di legge “Zuncheddu”, al fine di garantire una provvisionale economica, a chi ha subito una reclusione immeritata e affinché il risarcimento alle vittime di giustizia diventi presto realtà.
Per approfondire in maniera esaustiva e dettagliata la storia di Beniamino Zuncheddu, il libro dal titolo “Io sono innocente” (disponibile in libreria o su Amazon) scritto da Zuncheddu e dal giovane avvocato Mauro Trogu (che ha avuto il merito e la capacità di dimostrare l’innocenza dell’imputato), costituisce l’occasione per conoscere nei dettagli la storia del clamoroso errore giudiziario italiano e, contestualmente, le condizioni di vita deplorevoli che caratterizzano l’attuale sistema detentivo.
Oltre alla raccolta firme, anche l’acquisto del libro rappresenta un ulteriore sostegno per Beniamino Zuncheddu, con una riflessione e un monito fondamentali: la libertà che negli anni gli è stata sottratta non è quantificabile con nessun costo.
Giovanna Porcu





