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Atelier di moda alternativo tra innovazione e tradizione

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Un’artista a tutto tondo: il nome di Rita Sarritzu è sicuramente legato all’arte dolciaria quartese, con i suoi capolavori in pasta di mandorle e zucchero, ma non solo: eccelle anche nel confezionamento di abiti tradizionali su misura per una linea di bambole, esclusivamente Barbie, che colleziona e custodisce gelosamente.

 Si tratta di una passione nata già dall’infanzia, coltivata fino all’età adulta e perfezionata, negli anni, da una continua formazione sul campo: “Ho scelto da sempre proprio questa tipologia di bambola, sia per le sue dimensioni ridotte, sia per l’eleganza del suo fisico. Durante i momenti di gioco, insieme a tutti i bambini del vicinato, mi davo da fare per creare degli abiti con avanzi di stoffe e con i tulle delle bomboniere”.

Sono costumi campidanesi: c’è la vedova completamente vestita di nero, la sposa con un abito in broccato e velluto, adornata nel capo da un velo bianco, mentre tra gli accessori, spiccano le spille: “su lasu” e “il girasole”.

Il vestito “po bonu” era quello delle cerimonie o degli eventi importanti, fatto di broccato e con scialli e fazzoletti di vari colori, mentre gli abbigliamenti della quotidianità erano quelli da“massaia”, “de panettera” e  “de is druceras”.  Le gonne venivano generalmente confezionate in tinta unita, come pure quella “de sa maista de pannu” (la sarta) in cotone, ampia e con il grembiule colorato.

Inoltre, sono caratteristici anche gli abiti realizzati secondo gli stili vittoriano e quelli degli anni 1960 e 1980.

Una scelta innovativa, perché originale nel suo genere: Rita Sarritzu è l’unica artista ad averla “brevettata” e compiuta, con un obiettivo chiaro: quello di arricchire in futuro la collezione sartoriale, sia con ulteriori abiti relativi agli antichi mestieri di un tempo, sia anche con i principali costumi maschili della tradizione sarda: i Mamuthones, i Merdules, Sa Filonzana (e relativi accessori) che vedranno “Ken” come modello indiscusso.

 Il vero sogno di Rita riguarda però sia l’allestimento di molteplici mostre, come quella già realizzata presso il centro culturale DoMusArt di Quartucciu e la presenza di una casa-museo: una sede stabile per poter implementare la conoscenza e la divulgazione delle nostre tradizioni con i cittadini sardi ma anche con i turisti che giungono numerosi nella nostra Isola.

Inoltre, l’artista quartese auspica la realizzazione di laboratori e di progetti formativi per bambini e adulti in cui poter insegnare e tramandare questa tradizione costumistica locale, connotativa della nostra realtà, ma che col tempo rischia di estinguersi. 

Giovanna Porcu

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