L’ex senatore e sociologo Luigi Manconi è stato protagonista al Teatro Massimo, dove i giorni scorsi ha presentato il suo ultimo libro “La scomparsa dei colori” (Garzanti 2024). Ha conversato con lui Paolo de Angelis, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Cagliari, dando vita a un dialogo tanto avvincente quanto profondo sul tema cardine dell’opera: la cecità dell’autore.
L’evento, gratuito, è stato organizzato da Legger_ezza 2025 e CeDAC Sardegna, in collaborazione con la Libreria Edumondo e la manifestazione letteraria “6 in Storia”; la serata è stata introdotta dalle parole di Lucia Cossu, mentre Alessandra Meloni ha consegnato al pubblico delle riflessioni conclusive sulla recente pubblicazione.
Luigi Manconi, attraverso un’analisi brillante e approfondita, ha posto in rilievo come l’esperienza traumatica della perdita della vista sia avvenuta in modo progressivo, passando dalla miopia, all’ipovisione fino alla cecità completa.
Uno “shock pesantissimo” che ha segnato i giorni dello scrittore, ma in cui la speranza mai è venuta meno grazie anche alle estese relazioni parentali, culturali e sociali ricche e stimolanti che lo hanno sorretto negli ultimi vent’anni e che gli hanno consentito di poter “vivere una vita pienamente vissuta”, per la quale lui stesso si autodefinisce “un cieco privilegiato”.
“La scomparsa dei colori” racconta la cecità nell’esistenza del protagonista ma, contestualmente, il testo racchiude numerosi riferimenti a colori e sensazioni. Soprattutto, lo stimato politico ha evidenziato come esista un importante nesso tra il graduale deterioramento dell’organo visivo e l’accrescimento, invece, dell’immaginazione e della memoria, attraverso la forza dei ricordi e delle percezioni sensoriali.
La cecità è stata una “colluttazione”, prosegue Manconi, e ha costituito un’occasione per cercare strumenti e “per scoprire forze che non pensavo di avere”. Sono a tal proposito esemplificativi gli aneddoti personali ed esperienziali che l’autore ha raccontato in maniera magistrale e persino autoironica, di fronte a un pubblico curioso e attento.
La non visione è vissuta dal sociologo come scoperta; nella debolezza e nel dolore sono emerse importanti e inedite risorse. Nella cecità non si è più all’oscuro, perché il buio aiuta a scoprire “altri colori”: “La mia vista non è morta per sempre; la memoria, insieme ai sensi, ha un ruolo decisivo e ci tiene perfetti”.
“La scomparsa dei colori” è anche un’opera che porta all’attenzione e induce a riflettere sull’annoso tema delle barriere architettoniche nella società di oggi e su come, afferma Manconi, la legge sulla disabilità nata negli anni ‘70 risulti per molti versi inapplicata nella definizione degli spazi che ancora rilevano ostacoli e che costituiscono dei potenziali pericoli.
Un libro, dunque, che trasmette forza nell’affrontare la patologia e coraggio nel superare senza disperazione le numerose difficoltà che la condizione di invalidità impone. La cecità non è la fine di tutto, ma l’inizio di qualcosa di nuovo; più in particolare, è uno stato di salute che, sostiene l’autore, deve essere trasformato in risorsa per non arrendersi e per “vedere sempre oltre”.





