Arte che richiama altra arte, non solo sul piano creativo, ma anche per l’energia e l’interesse che riesce a generare intorno a sé. È quanto sta accadendo a Quartu Sant’Elena, dove la mostra “OltreUomo”, ospitata all’Ex Convento dei Cappuccini, continua ad attirare pubblico grazie a un percorso espositivo di alto profilo, con opere di maestri come Magritte, De Chirico, Sironi e Klinger.
Un successo che non conosce pause nemmeno durante le festività natalizie. La mostra resterà infatti aperta anche a Natale, Santo Stefano e Capodanno, rilanciando l’offerta culturale con un evento speciale: una performance di danza dal vivo ispirata alla filosofia di Friedrich Nietzsche.
“OltreUomo” prende spunto dal concetto di Übermensch (Superuomo), uno dei temi più noti e controversi del pensiero nietzschiano, proponendo una riflessione che intreccia arte visiva e filosofia. Il percorso invita il visitatore a immergersi con calma nel mondo dell’arte, nelle sue radici teoriche e nel suo ruolo di critica alla morale tradizionale, intesa come punto di partenza per una nuova etica fondata sull’autonomia e sulla creazione.
Durante i giorni festivi la mostra sarà visitabile dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Fino al 6 gennaio 2026, negli altri giorni, resteranno in vigore gli orari ordinari: dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19.
Il momento clou del programma è in calendario sabato 27 dicembre, dalle 16.30 alle 19, con l’evento speciale “Oltreuomo: oltre il corpo”. In questa occasione, la riflessione filosofica si sposta su un altro linguaggio espressivo: quello della danza, intesa come massima manifestazione dell’impulso dionisiaco dell’essere umano. Il riferimento è a Così parlò Zarathustra (1881), opera centrale del pensiero di Nietzsche, in cui la danza diventa simbolo di vitalità, leggerezza e gioia creatrice, in contrapposizione alla rigidità morale.
La performance, a cura di Lorenzo Marchionni, approfondisce il rapporto tra il concetto di Superuomo e il corpo, traducendo in movimento temi chiave come l’eterno ritorno dell’uguale e la volontà di potenza. Il lavoro coreografico prende avvio da un modulo di movimento riconoscibile, che viene progressivamente trasformato, esasperato e ricomposto fino a perdere la sua forma originaria e diventare qualcosa di nuovo e irripetibile.
Un processo che diventa metafora della creazione e del cambiamento, dove la conoscenza di un modello precedente si trasforma nel punto di partenza per una rivoluzione espressiva. Tra caos e ordine, Dioniso e Apollo, la danza si fa così strumento di interpretazione contemporanea di uno dei concetti più potenti e attuali della filosofia moderna.





