La Sardegna non è una cartolina, non è un parco giochi stagionale, non è una terra da usare e poi lasciare. È casa. È identità. È futuro. E oggi quel futuro è messo in discussione da scelte che non parlano la lingua dell’isola e non ascoltano chi qui vive. La speculazione energetica avanza veloce, occupa campagne e coste, cambia i paesaggi senza restituire valore alle comunità, mentre l’energia prodotta parte e ai sardi restano solo i sacrifici. La transizione ecologica è una sfida giusta, ma senza regole diventa un abuso e senza rispetto diventa colonizzazione. La sanità, intanto, è il dolore quotidiano di migliaia di persone: liste d’attesa interminabili, ospedali svuotati, cure rimandate o abbandonate, perché in Sardegna la distanza pesa e la salute non può essere un privilegio per chi può permetterselo. Il turismo cresce, ma cresce male, consuma le coste, alza i prezzi, precarizza il lavoro e lascia interi territori ai margini, mentre i paesi si spengono e i giovani continuano ad andare via, portando con sé competenze, sogni e speranze. Così non si costruisce sviluppo, così si svuota un’isola. Eppure le soluzioni esistono: regole chiare sull’energia, una sanità vicina alle persone, un turismo sostenibile che redistribuisca ricchezza, investimenti seri su lavoro, infrastrutture e diritto a restare. Serve solo la volontà di scegliere. Perché la Sardegna oggi è a un bivio e non può più permettersi silenzi, rinvii o compromessi al ribasso. Condividere queste parole significa dire che questa terra conta, che chi la abita merita rispetto, che il futuro non si svende. Buon anno Sardegna, che sia l’anno in cui smettiamo di subire e iniziamo a scegliere.
La Sardegna non è in vendita. E non può più aspettare





