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    Cagliari: singolare mostra dedicata ad Antonio Ligabue

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    È in corso di svolgimento a Cagliari, presso il Palazzo di Città, in programma dal 28 novembre 2025 al 7 giugno 2026, la grande esposizione dedicata al pittore Antonio Ligabue.

    La mostra, realizzata dal Comune di Cagliari (Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Turismo), dai Musei Civici di Cagliari, con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione Sardegna, in collaborazione con Arthemisia, è curata da Francesco Negri e Francesca Villanti.

    Il progetto artistico, ricco e variegato, presenta numerosi quadri e si estende sui due piani del Palazzo di Città; è, inoltre, corredato da approfonditi pannelli descrittivi e da alcuni video sulla vita e le opere del grande Pittore.

    La visione che ne deriva è quella di un uomo che, sebbene relegato ai margini sociali, è riuscito tramite l’arte e una straordinaria potenza espressiva, a far emergere la sua lotta interiore con indubbia creatività, comunicando al mondo la sua identità e il suo desiderio di riscatto, fino a divenire così uno dei più grandi protagonisti del Novecento artistico italiano.

    Definito il “Pittore pazzo”, visse un’esistenza difficile, segnata da malattie fisiche e mentali. Nacque a Zurigo nel 1899 da madre di origini italiane in una situazione di estrema povertà che gli procurò dei danni alla crescita; ciò aggravò la sua già precaria condizione di instabilità mentale e di aggressività che lo costrinsero a frequenti ricoveri negli Istituti psichiatrici.

     La sua irrequietezza si manifesta negli oltre 120 autoritratti, caratterizzati da sguardi intensamente espressivi, tramite i quali cercava di rendersi visibile al mondo e con cui desiderava stabilire un dialogo profondo. Sono elementi ricorrenti i copricapi e la sciarpa rossa, che non hanno una funzione decorativa, ma simboleggiano identità e riscatto.

     L’animo inquieto, placato solo dalla forza dell’arte e dal disegno, emerge anche nelle scene violente, proprie delle lotte animali; le opere sono dominate da un bestiario feroce, composto da leoni, tigri, leopardi ecc., impegnati in aggressive scene di caccia, nelle quali, attraverso il colore e la tecnica espressiva, si evidenzia la loro irruenza vitale.

    A questi si alternano i cani, i gatti, i cavalli; ricorrono nei suoi quadri anche vari animali di piccole dimensioni come mosche, libellule, che, insieme ai tranquilli paesaggi agresti, diventano espressione di un equilibrio ritrovato.

    Lo spiccato talento di Ligabue venne scoperto dallo scultore Renato Mazzacurati che gli insegnò la tecnica della pittura; dopo la prima mostra nel 1955, l’Artista italiano fu vincitore nel 1956 del Premio Suzzara.

    Il suo stile fu originale e inconfondibile, affine a quello di Van Gogh per le pennellate energiche e i colori intensi e a Klimt per il modo di comunicare, attraverso l’arte, la profonda solitudine e il combattimento esistenziale.

    Morì il 27 maggio 1965 al ricovero dei mendicanti di Gualtieri con un pensiero che lui stesso esprimeva con assoluta convinzione: “Io sono un grande artista e un giorno tutti capiranno chi è Antonio Ligabue”.Un’espressione profetica e ancora attuale e per dirla con Giorgio Diritti: “Ligabue cammina ancora ogni giorno nelle strade del mondo, in mezzo ad altri emarginati, ai “difettosi”, ai migranti come lui, in attesa di uno sguardo amico, di qualcuno che metta in luce il loro valore”.

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