Nel Giorno della Memoria il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha richiamato la città a una riflessione profonda sulla tragedia della Shoah e sugli orrori della Seconda guerra mondiale, sottolineando come, a oltre ottant’anni di distanza, il ricordo resti un dovere civile quanto mai attuale. «I conflitti nel mondo imperversano ancora in tanti Paesi», ha ricordato il primo cittadino, ribadendo che il 27 gennaio non è soltanto una ricorrenza, ma un momento di responsabilità collettiva.
Zedda ha ricordato l’enormità dell’Olocausto, durante il quale «un terzo del popolo ebraico venne sterminato, insieme a un numero incalcolabile di persone appartenenti ad altre minoranze: rom e sinti, oppositori politici, prigionieri di guerra, omosessuali, persone con disabilità, ebrei italiani e molti altri». Milioni di vite spezzate da un’ideologia disumana che travolse l’Europa nei campi di battaglia e nei campi di sterminio.
Uno sguardo è stato rivolto anche al presente. «Viviamo un periodo storico molto particolare e dobbiamo proteggerci», ha affermato il sindaco, evidenziando come il rischio del ritorno di ideologie violente non sia mai del tutto scongiurato. Un appello specifico è stato rivolto alle nuove generazioni: studiare, essere curiose, comprendere i meccanismi della storia per riconoscere per tempo i segnali del suo ripetersi.
Nel suo intervento Zedda ha condannato con fermezza i fascismi, passati e presenti, definiti sistemi che «hanno sempre determinato povertà, devastazioni e morti», alimentando l’odio verso il diverso e negando libertà e democrazia.
Infine, il richiamo a uno dei simboli più inquietanti della Shoah: la scritta “Arbeit macht frei” all’ingresso di Auschwitz-Birkenau, emblema di una menzogna che nascondeva il destino delle camere a gas e dei forni crematori.
«Solo la pace e la conoscenza rendono veramente libere le persone», il messaggio conclusivo del sindaco.





