Non sono solo i cittadini italiani bloccati nei Paesi del Golfo a vivere giorni difficili per il rientro in patria. Anche nel Sud-Est asiatico diversi viaggiatori stanno affrontando cancellazioni di voli, riprotezioni incerte e costi altissimi per tornare a casa.
Tra loro ci sono Sandro Tola e Alessandra Piras, due viaggiatori di San Gavino Monreale in visita nel Laos che, durante il viaggio di ritorno verso l’Italia, sono rimasti bloccati a Bangkok dopo la cancellazione del volo previsto il 4 del mese. La compagnia aerea ha motivato la cancellazione con la chiusura dello spazio aereo nel Golfo.
Da quel momento è iniziata una vera e propria odissea. «Dopo mille peripezie siamo riusciti a farci riproteggere tramite la nostra agenzia di Oristano per il 13», raccontano. «Le compagnie aeree però non stanno fornendo alcuna assistenza, se non una semplice email di cancellazione».
Secondo il loro racconto, la situazione sarebbe resa ancora più paradossale da un’anomalia: i passeggeri vengono riprotetti su voli che vengono poi cancellati giorno dopo giorno, mentre sulle stesse tratte continuano a partire altri voli, venduti però a prezzi molto elevati. Le tratte interessate sono soprattutto quelle che collegano Bangkok all’Europa passando per hub del Golfo, come Abu Dhabi o Doha, snodi fondamentali per i collegamenti intercontinentali.
«Ci hanno inserito su voli che di fatto vengono cancellati quotidianamente», spiegano. «Ma nello stesso tempo sulle medesime rotte – Bangkok, Abu Dhabi, Roma – altri voli vengono effettuati e venduti a cifre altissime».
Nel frattempo, il supporto istituzionale si sarebbe rivelato limitato. I due viaggiatori raccontano di aver contattato sia l’ambasciata italiana sia la Farnesina, ricevendo però un’unica indicazione: acquistare autonomamente un altro biglietto.
Alla fine la soluzione è arrivata, ma a caro prezzo. «Siamo riusciti ad acquistare un volo diretto su Roma con ITA Airways per domenica 15», spiegano. «Il costo è stato di circa 2.000 euro a persona».
Una cifra importante, che si aggiunge alle spese impreviste per il soggiorno prolungato a Bangkok.
La loro disavventura richiama l’attenzione su una situazione più ampia di quella raccontata finora. «I cittadini italiani che non riescono a rientrare non sono solo quelli dei Paesi del Golfo, come si legge sulla stampa», sottolineano. «Anche in altre parti dell’Asia ci sono persone bloccate senza assistenza reale».
Si tratta di un problema che solleva interrogativi sia sulla gestione delle cancellazioni da parte delle compagnie aeree sia sui meccanismi di tutela dei passeggeri quando le crisi internazionali paralizzano improvvisamente il traffico aereo.
Nel frattempo, per molti viaggiatori l’unica strada per tornare a casa resta quella più semplice — ma anche la più costosa: comprare un nuovo biglietto, a spese proprie.






