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“ACCESSIBILITÀ: quali spazi per una didattica inclusiva”.  Svoltosi a Quartu Sant’Elena un interessante convegno organizzato dall’Istituto Comprensivo 6-3.

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Si è svolto sabato 28 marzo un interessante convegno dal titolo “ACCESSIBILITÀ: quali spazi per una didattica inclusiva”, organizzato dall’Istituto Comprensivo 6-3 di Quartu Sant’Elena, all’insegna dell’innovazione e del confronto tra scuola, università e istituzioni.

Al tavolo dei relatori oltre alla Dirigente Scolastica dell’I.C. 6-3 Dott.ssa Maria Gabriella Bussu, erano presenti anche il sindaco di Quartu, Graziano Milia e diversi professori dell’Università di Cagliari nelle persone di Donatella Rita Fiorino e Maurizio Memoli (membri del Consiglio Direttivo del Centro InterdipartimentaleCagliari Accessibility Lab”), Francesca Musanti, architetto, afferente al suddetto Centro Interdipartimentale e Simona Borea, docente Funzione Strumentale per l’inclusione scolastica dell’I.C. 6-3.

L’incontro è stato coordinato dalla giornalista e docente di sostegno Francesca Ortalli che ha posto in rilievo come l’accessibilità rappresenti uno strumento necessario per favorire la didattica inclusiva e garantire pari opportunità nella partecipazione ai percorsi formativi. Lo spazio educativo, ha sottolineato, va sempre migliorato e innovato, affinché nessuno resti indietro nei percorsi educativo-didattici.

Una nuova progettualità, unitamente alla riorganizzazione degli spazi scolastici, si è rivelata necessaria per far fronte, nonostante la forte denatalità, all’incremento delle iscrizioni, presso l’Istituto Comprensivo 6-3, “indice di un lavoro svolto con entusiasmo e oltre il senso del dovere”, ha affermato il sindaco Milia.

Il dimensionamento del 2024 ha portato all’unione di due grandi istituti comprensivi situati alla periferia di Quartu (I.C. 6 e I. C. 3). La dirigente scolastica Bussu ha evidenziato come la scuola abbia operato per il nuovo istituto scelte educative fondate su accoglienza, gentilezza e inclusione, ricordando che l’apprendimento è un atto di amore e di affetto. 

Questo intervento lungimirante ha determinato una crescita numerica significativa dell’Istituto 6-3, con un aumento anche di bambini con bisogni educativi speciali. Di conseguenza è stato necessario riflettere sulla didattica e rispondere all’esigenza di innovare la scuola, promuovendo un’attività educativa inclusiva e spazi capaci di garantire accoglienza, sicurezza e bellezza.

Decisivi e illuminanti sono stati anche gli interventi dei docenti del mondo accademico e componenti di Accessibility Lab (Centro dell’Università di Cagliari che studia e promuove l’accessibilità, con l’obiettivo di costruire ambienti e servizi più fruibili per chiunque, utilizzando un approccio multidisciplinare).

L’ambiente, ha affermato la Prof.ssa Fiorino, è da considerarsi come elemento facilitatore, per tutti, anche per chi spesso si trova ad avere delle disabilità temporanee di varia natura, siano esse motorie, sensoriali o di altro tipo. Il docente Prof. Maurizio Memoli ha invece posto l’accento sul tema della “giustizia spaziale” e di come spesso lo spazio, nonostante debba essere democratico,  possa generare delle ingiustizie a causa delle barriere architettoniche, purtroppo presenti, dando origine a diverse forme di discriminazione. 

A tal proposito, ha rilevato la Dott.ssa Francesca Musanti nel corso del suo intervento, lo spazio costituisce il “terzo educatore”; esso consente infatti di sviluppare creatività e identità, mentre l’ambiente esterno favorisce in particolare un apprendimento esperienziale.

L’accessibilità, ha proseguito la Prof.ssa Simona Borea, significa garantire una partecipazione concreta e reale alle attività della scuola, nell’ottica del successo formativo di ciascuno e dell’utilizzo da parte dell’intero corpo docente di metodologie didattiche inclusive, perché tutti gli studenti hanno diritto all’apprendimento.

In questo senso, l’interazione progettuale con enti esterni si è rivelata fondamentale, permettendo di educare i ragazzi anche alla conoscenza del mondo e offrire loro opportunità di crescita non solo didattiche, ma anche sociali e relazionali. Ne deriva un arricchimento complessivo che, nel caso del convegno in questione, è stato favorito da una collaborazione con l’università, a sostegno di una riflessione generale sullo spazio inclusivo, sulla progettazione degli spazi educativi, alla luce delle nuove esigenze formative.

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