HomeSportAtletico-Barcellona: il derby spagnolo che ha deciso tutto

Atletico-Barcellona: il derby spagnolo che ha deciso tutto

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Simeone contro Flick. Il Cholo contro il tecnico che ha riportato il Barcellona a fare paura in Europa. Una semifinale di Champions che profuma di Clasico, ma con un sapore diverso, più viscerale, più sporco nel senso nobile del termine.

E il Metropolitano, quella notte, era una bolgia.

Come è finita

Il Barcellona ha passato il turno e lo ha fatto in una di quelle partite che ti lasciano con il fiato sospeso fino all’ultimo secondo. L’Atletico Madrid ha fatto quello che sa fare meglio di chiunque in Europa: difendere con ordine feroce, ripartire con velocità, rendere la vita impossibile a chiunque provi a giocare a calcio contro di loro.

Ma il Barça di quest’anno non è una squadra che si spaventa facilmente. Flick ha instillato nei suoi giocatori una fiducia nel proprio gioco quasi incosciente, quella leggerezza di chi sa di poter fare male in qualsiasi momento, anche quando la partita sembra bloccata, anche quando il Cholo ha sistemato tutto con i suoi meccanismi difensivi collaudati in anni di lavoro.

I gol, gli episodi, la tensione nei minuti finali. Roba da Champions vera.

Simeone e il muro che quasi ha retto

Parliamo un secondo di Diego Pablo Simeone, perché credo che spesso non venga apprezzato abbastanza fuori dalla Spagna. Costruire una macchina difensiva capace di tenere testa al Barcellona, al Real Madrid, alle grandi d’Europa anno dopo anno, con budget infinitamente inferiori, è qualcosa che va oltre la tattica. È quasi una filosofia di vita trasmessa ai giocatori.

L’Atletico quella sera ha tenuto in piedi il muro per lunghi tratti, ha creato pericoli, ha fatto sentire la propria presenza fisica in ogni duello. Non è bastato, e questo brucia. Ma il tipo di calcio che il Cholo propone resta uno degli esempi più affascinanti di come si possa competere ai massimi livelli europei anche senza avere Yamal o Lewandowski in rosa.

Secondo me, e lo dico con convinzione, Simeone è uno degli allenatori più sottovalutati della storia recente del calcio europeo. Punto.

Il Barcellona e la nuova era

Flick ha fatto qualcosa di straordinario in pochissimo tempo. Ha preso una squadra che stava attraversando una crisi identitaria profonda, con problemi economici, con giocatori in uscita, con una tifoseria delusa, e l’ha rimessa al centro dell’Europa come se niente fosse.

La chiave, credo, è stata liberare i giovani. Yamal, Cubarsí, Pedri quando sta bene. Quella generazione di talenti che il Barça aveva in casa e che forse non osava lanciare con continuità. Flick li ha buttati dentro senza paura, e loro hanno risposto con prestazioni da manuale.

Lewandowski sa ancora fare gol quando conta, i centrocampisti sanno costruire, e la squadra ha quella fluidità offensiva che ricorda, almeno vagamente, i tempi del tiki-taka. Non uguale, diversa, ma con lo stesso spirito.

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La crisi come punto di partenza

C’è un tema che mi torna in mente guardando questa partita, quello delle squadre che attraversano momenti difficili e devono trovare la forza di reagire. Non è solo una questione di calcio di alto livello. Anche nella Serie A italiana ci sono club che lottano con situazioni complesse, come racconta bene la crisi del Cagliari e il rischio salvezza che si fa sempre più concreto, una storia di difficoltà reali che il calcio sa raccontare a tutti i livelli, dalla Champions all’ultima giornata di Serie A. Il Barcellona è in semifinale. E il calcio europeo ha un altro capitolo interessante da scrivere nelle prossime settimane. Sarà bello vedere se Flick riesce a portare questa squadra fino in fondo.

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