“Dietro le sbarre, tra speranze e diritti negati” è stato il tema al centro della tavola rotonda, svoltasi a Ghilarza presso la Torre Aragonese in occasione della Settimana gramsciana 2026 (IX Edizione), tenutasi dal 21 al 27 aprile e coordinata da Vito Biolchini, direttore artistico della manifestazione culturale dedicata alla figura di Antonio Gramsci.
Ospite d’eccezione, Alessandra Todde, in rappresentanza dell’area istituzionale.“Gramsci interroga chi ha la responsabilità di governare e deve confrontarsi con i problemi di un’isola e delle diseguaglianze anche in ambito giudiziario”, ha dichiarato. La Regione, ha aggiunto, garantisce la propria presenza anche attraverso le politiche sociali, in un periodo in cui il dibattito è fortemente segnato dalla questione del 41 bis.
“Occorre strutturare una nuova idea di carcere, capovolgendo quella attuale” – ha proseguito la Presidente della Regione Sardegna – “attribuendo alle strutture detentive la dignità e l’importanza che meritano”.
In particolare, ha sottolineato come sia necessario investire nella medicina penitenziaria, attraverso percorsi e risorse mirate.
Tra gli altri interventi quello di Irene Testa (Garante regionale per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale), che ha descritto con precisione le condizioni delle carceri sarde: sovraffollamento, carenza di personale, alta percentuale di tossicodipendenza e diffusione del disagio mentale. Criticità che, spesso, evidenziano il fallimento delle agenzie territoriali, portando molte persone a finire in carcere.
“È necessario garantire percorsi formativi e rieducativi”, ha affermato, richiamando i principi dell’articolo 27 della Costituzione che pone al centro la funzione rieducativa della pena, superando una visione esclusivamente punitiva, delle strutture detentive.
Questo orientamento è stato condiviso anche dal Garante Comunale per la Provincia di Oristano Paolo Mocci che ha illustrato i progetti di formazione e rieducazione attivi nelle carceri, inclusi quelli nei circuiti di alta sicurezza.
Un esempio concreto di reinserimento educativo, in perfetta linea con l’articolo 27 della Costituzione, è stato presentato da Elvira Zaccagnino, Direttrice delle edizioni “La Meridiana” e da Fabio Fornasari, esperto di laboratori tattili e sensoriali e coordinatore formativo del Progetto che ha portato alla realizzazione tra le mura del carcere di Turi de “L’albero del riccio” (Ed. La Meridiana 2025), una delle lettere che Gramsci scrisse dal carcere al figlio Delio.
Si tratta di un libro speciale, tattile e illustrato, realizzato con materiali diversi, pagine in rilievo e sezioni in braille. L’opera è stata interamente prodotta dai detenuti della casa di reclusione pugliese, che ospitò anche Gramsci e Sandro Pertini. “I detenuti hanno messo in campo le loro esperienze e competenze”, ha spiegato Fornasari.
“L’idea è stata quella di realizzare dei libri alla portata di tutti, indirizzati alle persone con difficoltà linguistiche e cognitive”, ha aggiunto Zaccagnino, “ma soprattutto di costruire uno spazio pienamente coerente con il rispetto dei diritti”.
Un progetto che rappresenta un esempio concreto di rieducazione e reinserimento sociale, capace di promuovere una visione del carcere orientata al cambiamento, alla prevenzione e alla dignità della persona.La settimana gramsciana 2026, promossa dall’Amministrazione Comunale di Ghilarza, dalla Fondazione Casa Museo di Antonio Gramsci e dalla sua presidente Caterina Pes, sotto la Direzione scientifica di Giuseppe Cospito e quella organizzativa di Stefano Casta, oltre allo stesso Biolchini, ha saputo portare al centro del dibattito tematiche attuali di grande rilevanza, confermandosi un appuntamento di rilievo nel panorama culturale italiano.






