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Arbus, rimessa a nuovo con un restauro architettonico conservativo la chiesa Parrocchiale di San Sebastiano Martire grazie ad un finanziamento della CEI con i fondi dell’8 x mille della chiesa cattolica di circa 270.000 euro. Lavori iniziati nel giugno 2025 ed ora quasi giunti al termine

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Le prime notizie documentate della Chiesa di San Sebastiano Martire risalgono al 1591,
sebbene il luogo di culto vanti origini ancora più antiche. La struttura primitiva era molto
modesta, con una facciata bassa, tetto in legno e priva di campanile e cappelle. la chiesa
è il risultato di continui ampliamenti e restauri avvenuti nel corso dei secoli. La chiesa è nel
cuore pulsante del paese, oggi in forte decremento demografico come tanti altri paesi della
Sardegna. Arbus conta oggi 5.518 abitanti. Ma possiede un enorme patrimonio territoriale
e costiero, ben 47 chilometri di coste, meta di un flusso turistico ancora da canalizzare nel
nodo più redditizio per l’economia locale.
A proposito del restauro della chiesa di San Sebastiano abbiamo fatto una
chiacchierata col Parroco Don Daniele Porcu
“Prima di tutto una premessa – afferma Don Daniele: La comunità Arbus è consapevole del
valore, credo spirituale, storico e identitario della Chiesa di San Sebastiano. Ho avuto
modo di appurare che guarda con profonda gratitudine, anche grande senso di
responsabilità, l’intervento di restauro conservativo recente dell’edificio sacro.
Diciamo che riconosce, questo è quello che io percepisco, anche parlando con la gente, in
esso non soltanto un’opera materiale, ma anche un autentico servizio alla fede, alla
memoria e alla vita della comunità cristiana. Mi piace definire la Chiesa di San Sebastiano,
ma anche il centro del paese, la piazza e anche questi luoghi come simbolo dell’identità e
della storia di Arbus. Chiesa, ex municipio e monte granatico, sono un po’ il centro della
vita sociale, economica e anche spirituale della comunità. Credo che, proprio tenendo
conto di questo aspetto, (1:21) la Chiesa di San Sebastiano meritava una particolare
attenzione da parte della comunità, ma anche da parte delle istituzioni soprattutto di quelle
ecclesiali.
Il restauro conservativo, che è stato pensato inizialmente nel 2021, attraverso la proposta
di un progetto fatto attraverso l’ufficio di edilizia di culto della Diocesi alla CEI a Roma, ai
beni culturali, ha avuto accoglimento e realizzazione soltanto nel 2024. E’ da allora che si
è mosso qualcosa in termini anche di opera concreta. Ovviamente, come in tutte le cose,
come in tutti i progetti, il lasso di tempo che intercorre tra la progettazione e la
realizzazione è di qualche anno, ragione per cui i tempi tecnici sono stati necessari. Ci
tengo a precisare che l’opera di restauro è stata promossa dalla parrocchia, prima di tutto”.

“La Chiesa, appena io sono arrivato – continua il Parroco – presentavo alcune criticità,
soprattutto dal punto di vista esterno. L’intonaco da rifare, l’umidità da risanare, il tetto che
ormai aveva alcune aree danneggiate un po’ dagli anni, anche dalle intemperie. Nel 2025
abbiamo iniziato concretamente l’opera di restauro, attraverso la scelta della ditta, di cui si
è occupata in particolare la Diocesi, che ha mantenuto i rapporti soprattutto con Roma”.
Da dove vengono i fondi per il restauro della Chiesa parrocchiale? “Prima di tutto –
prosegue Don Daniele -, il 70% vengono dall’otto per mille, cioè l’otto per mille devoluto
alla chiesa cattolica, attraverso la dichiarazione dei redditi dei contribuenti. Il totale delle
somme viene poi ripartito per le varie diocesi d’Italia. Ogni diocesi ha a disposizione
almeno tre lavori di restauro. Nel 2022, l’anno successivo alla presentazione del progetto,
nei finanziamenti è rientrata anche la nostra Chiesa parrocchiale”. “Il 70% i lavori vengono
finanziati dall’otto per mille, in modo particolare dal capitolo, per il restauro dei beni di
culto. Quindi utilizzabili per strutture, chiese che hanno anche un valore storico
monumentale molto importante e che sono ancora utilizzate per il culto. La restante parte,
che è il 30%, sono dei contributi che sono stati comunque sia introdotti che incamerati
dalla parrocchia”.
Che cosa è stato fatto concretamente? “Sono stati rifatti tutti gli intonaci, ripristinate
alcune aree che presentavano alcune criticità. Così anche la rimessa in sicurezza,
soprattutto della zona della sagrestia, il luogo dove filtrava l’umidità, anche all’interno della
chiesa, nell’area del presbiterio. E’ stato rifatto quindi l’intonaco deumidificante, portato giù
il vecchio cemento, fatto con delle modalità che risalivano agli anni 70. Oggi sono
ampiamente superate. Chiaramente presentavano delle criticità perché i muri non
respiravano”.

Il parroco Don Daniele Porcu


“Quindi – continua il Parroco – adesso l’intonaco deumidificante, permette alla struttura di
essere alterata ma allo stesso tempo anche di respirare. Il rifacimento completo del tetto,
quindi la guaina, la coibentazione, le tegole, anche le tegole nuove perché quelle che
c’erano erano danneggiate. E’ stato realizzato rifacimento del campanile, quindi tutta la
torre campanaria con la botola e anche gli elementi interni che pur essendo interni alla
torre campanaria necessitavano di una certa manutenzione. Quegli elementi sono stati
resi precari proprio dall’umidità che filtrava dalla piccola cupola del campanile. Il
rifacimento della facciata con il ripristino di alcuni cornicioni che per via degli agenti
atmosferici sono stati comunque lesionati. All’interno invece verrà ripristinato l’area del
presbiterio con il risanamento dell’umidità, tolti i marmi laterali che sono stati messi per
l’umidità (che non hanno valore perché sono degli anni 70, sono rovinati, deturpati
dall’umidità perché ha corroso il marmo”. Viene ripristinato il muro con l’intonaco
deumidificante anche all’interno e il rifacimento interno della sagrestia che presenta
comunque ulteriori criticità dovute appunto all’umidità. Questo è il primo step di lavori che
rientra in questo progetto di restauro conservativo della struttura.
“La struttura interna non viene alterata – afferma Don Daniele – poiché nella maggior
parte dei suoi luoghi è rimasta comunque buona, non ha avuto degli ulteriori
danneggiamenti per via dell’umidità. C’è in progetto, e più che progetto è un sogno, quello
di ripristinare l’area del presbiterio così come era in origine, e cioè un presbiterio più largo,

più ampio, dove anche i poli liturgici nuovi, secondo quelle che sono anche le indicazioni
del Concilio Ecumenico Vaticano II, trovano uno spazio e una giusta collocazione.
Abbiamo raccolto la documentazione storica, tante fotografie di come la chiesa era prima
del restauro del 1970 e l’idea è quella di riportare un po’ il presbiterio a quelle dimensioni”.
Avete già un progetto di massima su questo, oppure è una idea progettuale? “L’idea
del progetto è stata già presentata alla soprintendenza, la quale ha già dato un parere
positivo e in questa fase sono necessarie delle ulteriori integrazioni attraverso dei mezzi
nuovi anche di studio che riproducono un po’ in tridimensionale la realizzazione del
progetto. Questo è dovuto dal fatto che noi in parrocchia abbiamo ancora custoditi (dei
marmi del 1700 e che durante il restauro conservativo fatto ai tempi di Don Corona sono
stati rimossi e conservati. Quindi noi abbiamo la testimonianza anche reale di come era di
fatto la chiesa, la balaustra a forma esagonale, rialzata, presentava comunque una
struttura molto più imponente. Ora l’idea non è quella di riproporre un qualcosa che è del
passato in modo fine a s stesso, ma di salvaguardare l’esistente cercando di tenere conto
di come la struttura era anticamente. Questa chiesa è nata con una struttura liturgica che
aveva determinati requisiti. Alterare la struttura iniziale comporta poi alcuni disagi.” Lo dico
– continua il Parroco – perché in un eventuale secondo step di lavori, ovviamente questo è
dettato anche dalle possibilità economiche, ci sarebbe da mettere mano all’altare
maggiore che dopo che è stato addossato al muro presenta delle criticità molto importanti.
Il muro è umido, quindi il marmo si corrode e quindi bisogna salvaguardare anche questo
monumento storico identitario che è l’altare maggiore. Allo stesso tempo ampliare l’area
del presbiterio così come era prima del concilio, questo aiuterebbe una maggior
valorizzazione della liturgia nelle celebrazioni. Perché dico questo? Perché affermo questa
cosa? Perché di fatto la scelta che dettò il ridimensionamento dell’area del presbiterio era
dettata da un Arbus che era in forte crescita negli anni 70. C’era una sola parrocchia, la
popolazione era veramente molto numerosa e quindi si aveva la necessità di spazi
all’interno della chiesa parrocchiale, spazi maggiori. Ecco perché poi si costruivano delle
chiese succursali, per esempio la chiesa di “Moliva”, si valorizzò la chiesa di Belvedere o
la cappella della Madonna dei poveri di Don Lampis che apparteneva comunque sia alla
giurisdizione di San Sebastiano, proprio perché la parrocchia non poteva contenere tante
persone in quelle celebrazioni. Oggi questa scelta che è stata dettata da questo problema
in quanto Arbus è in forte diminuzione demografica e comunque sia anche gli utenti, che
partecipano alle celebrazioni non sono numerosi come negli anni 70. Oggi ci troviamo con
un presbiterio mortificato, un’area presbiteriale mortificata, molto piccola, ridotta da una
cappella e la non possibilità di poter integrare con i poli liturgici nuovi che il concilio ci ha
detto di mettere in pratica, per esempio un altare che sia un altare, degno anche di questo
nome, un ambone che è il luogo dove viene proclamata la parola di Dio, un altro luogo
importantissimo, e la sede presidenziale dove il pastore della comunità guida,
accompagna, aiuta, presiede le celebrazioni. Questo è un secondo step di cui chiaramente
non si ha certezza perché ci sono dei vincoli molto importanti. Sicuramente in questa fase
dopo un previo parere della curia diocesana e della soprintendenza degli incontri e delle
assemblee comunitarie possono essere importanti anche per comprendere, capire e
valutare anche il sentire della comunità in relazione a questo nuovo progetto. Questo
primo lotto di lavori quando deve terminare? “Questo primo lotto di lavori dovrebbe

terminare durante il mese di luglio, cioè la facciata che chiude un po’ i lavori esterni verrà
conclusa questo prima della festa della Madonna d’Itria. E’ stato richiesto con una certa
urgenza anche perché abbiamo due feste molto importanti alle porte e quindi è necessario
sveltire un po’ il lavoro. La seconda parte invece, quindi l’interno, riguardano la sagrestia,
l’area del presbiterio, le aree dove c’è l’umidità forte, a causa dei lavori esterni, cioè
dell’incuria esterna che è stata ormai risanata. Quelle verranno riprese il 22 di giugno,
subito dopo Sant’Antonio, anche perché abbiamo delle celebrazioni anche di matrimoni e
dei sacramenti e quindi non era opportuno proseguire i lavori durante questo periodo che
è abbastanza caldo per via delle feste e delle attività pastorali nella comunità e il periodo
estivo ci permetterà di mettere in mano quest’ultima parte e di concludere i lavori”
Qualcuno ha notato che quell’angolo della chiesa dove c’è una fontanella pubblica,
dove c’era un’aiola è stato cementato, è stata una scelta? “Non so che ragionamento
abbia fatto l’architetto. Sicuramente quello spazio è stato realizzato in questo modo per
poter sistemare delle fioriere, quindi verrà recuperato lo spazio verde. Probabilmente
quell’angolo è stato cementato a causa dell’umidità che filtrava nell’area del battistero
dovuta alla terra bagnata. L’angolo di cui si parla verrà curato bene per renderlo decoroso.
Diventerà un ottimo spazio verde e salvaguarderà anche l’interno della chiesa
dall’umidità”.

Angelo Concas

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