Sabato 4 luglio 2026, alle ore 19:00, il MAB – Centro d’Arte Contemporanea di Bari Sardo inaugurerà la mostra “Horacio García Rossi: GRAVitazioni tra Parigi e la Sardegna”. L’esposizione, curata da Caterina Ghisu e dalla direttrice del museo Nicoletta Zonchello, resterà aperta al pubblico fino al 13 settembre 2026.
L’evento espositivo, realizzato in collaborazione con la Galerie Lélia Mordoch di Parigi, ricostruisce una vicenda finora assente dalla storiografia ufficiale dell’artista argentino (Buenos Aires, 1929 – Parigi, 2012): il suo profondo legame con l’Ogliastra, territorio in cui soggiornò a più riprese tra il 1975 e il 1978 dopo l’introduzione nell’isola da parte del gallerista Armando Nizzi.
Proprio in Sardegna, García Rossi diede vita a un’opera unica nel suo percorso professionale: la Macchina Semantica. Realizzata tra il 1976 e il 1977 insieme al carrozziere locale Erminio Piras, l’opera nacque dalla scomposizione e ricomposizione del termine “automobile” sulla carrozzeria di una Lancia Fulvia Coupé, traducendo in pratica la sua ricerca sul rapporto tra parola e immagine. Il veicolo fu poi esposto nel novembre del 1977 alla Galleria Arte Duchamp di Cagliari, in una personale che sancì il dialogo dell’artista con figure della scena culturale isolana, come l’artista Marina Madeddu e il pittore e critico Tonino Casula.
Il percorso espositivo del MAB affianca le opere di García Rossi a quelle di altri autori che ne condivisero la stagione di ricerca, tra cui Getulio Alviani, Gaetano Pesce, Enrico Sirello e lo stesso Tonino Casula, grazie a prestiti della collezione Ugo Ugo dei Musei Civici di Cagliari e di collezionisti privati.
L’inaugurazione giunge a breve distanza dalla scomparsa di Julio Le Parc, l’ultimo membro fondatore ancora in vita del GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visuel), il movimento d’avanguardia europeo di cui García Rossi fu tra i principali protagonisti insieme a François Morellet, Joël Stein, Yvaral, Hugo Demarco e Francisco Sobrino. All’interno del gruppo, caratterizzato dal rifiuto dell’autorialità individuale e dalle installazioni nello spazio pubblico, l’artista si distinse per le sue sperimentazioni sulla luce attraverso le boîtes lumineuses e i dispositivi a movimento meccanico, guadagnandosi da Morellet l’appello di “saggio del GRAV”.






