Non solo tatami e arti marziali a cavallo per il maestro guspinese Elio Dessì. Il Samurai sardo presenterà venerdì 17 luglio, alle 18, il suo romanzo “La fine degli Shardana” in un suggestivo giardino in località Nuraci, a Guspini. La serata, organizzata dal Lions Club Monreale, unirà cultura, musica e solidarietà con una raccolta fondi destinata ad attività di supporto per i pazienti oncologici. Lo stesso autore ha inoltre annunciato che devolverà anche i proventi della vendita del libro alla ricerca oncologica dell’ospedale Brotzu di Cagliari.
A moderare l’incontro sarà la scrittrice Iride Peis, e tra i relatori le voci di Samuel Anzacurt, Paola Rosalinda Marongiu, Tarcisio Agus, Francesco Bussu, Roberto Sanna, Sandro Pili, Giovanni Scanu e Pier Paolo Tuveri. La serata sarà intervallata da momenti musicali con il sassofonista sassarese Armando Casu, la cantante guspinese Lara Pillai e la flautista sanlurese Simona Caneglias. Sarà inoltre allestita un’esposizione di opere dell’artista spagnola Licia Santos de Castiglia, della quale verrà proposta anche una poesia in lingua logudorese recitata in lingua originale dalla relatrice Marongiu e letta in italiano da Iride Peis. Ritrattrice di fama mondiale, Santos de Castiglia ha impresso molte delle sue creazioni sul pregiato cristallo Mille Punti tedesco. La stessa è ricordata per il suo profondo spessore letterario, essendo stata candidata al Premio Nobel per la Letteratura.
Con “La fine degli Shardana”, Elio Dessì, ottavo dan cintura nera e maestro di arti marziali, riporta il lettore all’epoca del massimo splendore della civiltà nuragica, tra il XII e l’VIII secolo avanti Cristo. Ambientato tra Capo Frasca, Neapolis e Montevecchio, il suo romanzo intreccia vicende storiche e personaggi immaginari fino alla celebre battaglia del delta del Nilo contro il faraone Ramses. Una scelta narrativa dettata dall’orgoglio per la storia e le radici identitarie della Sardegna, che l’autore racconta di aver portato con sé in ogni parte del mondo.
Se ci si sofferma ad una prima lettura, il romanzo potrebbe sembrare un’epopea di guerra. Attraverso i dialoghi dei protagonisti, però, quello che emerge è un messaggio profondamente pacifista. Dessì accompagna il lettore in uno spazio sospeso tra il mondo umano e quello spirituale, mettendo a frutto la propria esperienza di vita. L’obiettivo è chiaro: mostrare come gli avvenimenti di tremila anni fa non siano poi così lontani da quelli di oggi. «L’inganno, il tradimento, la ferocia e la sete di potere e di dominio sono identiche. Sono cambiate soltanto le armi», è una delle riflessioni che accompagnano il volume.
Dietro questo libro c’è il lungo percorso umano del suo autore. Elio Dessì ha affrontato e superato sfide sui tatami e nella vita, compresa una battaglia contro un tumore che ha richiesto un intervento molto invasivo. Proprio Sensei Takamura Yoshiro, ex Generale di Corpo d’Armata e Presidente dell’Ente Nazionale Arti Marziali a Cavallo (Roma), definisce Dessì «Un personaggio d’altri tempi che si rivela come un romantico custode dell’etica cavalleresca, temibile spadaccino e infallibile arciere a cavallo; un uomo il cui essere è intessuto di doveri, fedeltà, onore e sprezzo del pericolo».
Il Maestro continua a dedicarsi allo studio delle discipline orientali insieme alla moglie Antonella, mantenendo sempre un forte legame con la Sardegna e con la sua storia. Nel suo eremo a Guspini, diventato negli anni un piccolo angolo di Giappone, riconosciuto anche dall’ambasciata del Sol Levante, pratica discipline marziali e olistiche e accoglie chi desidera avvicinarsi a questa filosofia di vita. «Il mio eremo è un luogo per connettersi con la natura e perseguire salute, serenità e spirito divino», racconta.
Per Dessì il romanzo rappresenta anche un’occasione per richiamare l’attenzione sul patrimonio archeologico della Sardegna. Attraverso la vicenda degli Shardana, infatti, invita a riflettere sullo stato di abbandono di numerosi siti nuragici e archeologici anche nelle vicinanze del centro del Linas. Monumenti pesso nascosti dalla vegetazione e poco accessibili, nonostante costituiscano un patrimonio storico e culturale con un valore potenziale enorme.






