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Dalla Marmilla ai libri: “I ragazzi che correvano”, il viaggio nel passato di Francesco Mereu

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Chi ha detto che per viaggiare nel passato si debba necessariamente avere una macchina del tempo? Con la Seconda guerra mondiale finita da qualche anno, le vicende di tre amici ci sintonizzano con la Lunamatrona degli anni ‘50 che prova a rialzarsi e a ritrovare la normalità di una comunità agro-pastorale. Con il suo romanzo I ragazzi  che correvano, l’autore Francesco Mereu, racconta uno spaccato di quando la povertà era ancora una presenza costante e molte famiglie faticavano a mettere insieme il pranzo con la cena: il cibo, spesso, non bastava per tutti.

Mereu nasce nel 1949 a Lunamatrona, nel Medio Campidano, in Sardegna. Insegnante di materie tecniche e pratiche nelle scuole professionali e poi direttore di un Centro di Formazione Professionale, ora, in pensione, si dedica alle sue passioni tra cui la realizzazione di coltelli sardi da collezione. Con ‘I ragazzi che correvano’ mette nero su bianco ricordi personali che diventano il racconto di un’intera generazione. I protagonisti del romanzo, tra cui lo stesso autore, sono realmente esistiti. Attraverso i loro occhi prende forma una Sardegna che oggi non esiste più, ma che fino a pochi decenni fa rappresentava la quotidianità di migliaia di persone. Antonio, Francesco e Renato sono i tre inseparabili che trasformano ogni giornata in esplorazioni, scherzi, piccole vendette, sfide di coraggio e marachelle. La loro è un’infanzia vissuta quasi interamente all’aria aperta, quando bastava una campagna, un nuraghe o un sentiero per sentirsi esploratori.

Il pregio del libro sta proprio nel riuscire a raccontare quella leggerezza senza dimenticare il contesto storico nel quale si inserisce. Sullo sfondo rimangono infatti la povertà del dopoguerra, il razionamento che aveva segnato gli anni precedenti, le difficoltà economiche delle famiglie e una società che costringeva i bambini a crescere molto più in fretta rispetto a oggi. Mereu descrive con attenzione il paese, le case prive dei servizi che oggi consideriamo scontati, le strade percorse da carri, pecore e cavalli, il freddo mitigato soltanto dal braciere e una quotidianità nella quale nulla veniva sprecato. La ricostruzione storica occupa una parte importante dell’opera e restituisce un quadro dettagliato della vita nella Marmilla degli anni Cinquanta. Accanto alla memoria collettiva trova spazio quella personale. Dalle piccole vendette organizzate dopo un torto subito tra i banchi di scuola alle incursioni nei frutteti, dalle esplorazioni nei nuraghi alle prove di coraggio improvvisate, ogni episodio contribuisce a costruire il carattere dei protagonisti. L’autore riesce anche a differenziare bene i tre amici. Antonio è spesso l’ideatore delle imprese più audaci, Francesco osserva e riflette con maggiore equilibrio, mentre Renato rappresenta l’entusiasmo e l’ingenuità dell’infanzia. Tra gli aspetti più interessanti emerge la capacità del romanzo di alternare episodi divertenti a momenti di maggiore profondità. La fame, l’emigrazione, il duro lavoro nei campi, la perdita di persone care e le difficoltà economiche non vengono mai trasformate in facile retorica. 

Un elemento distintivo è anche il ricorso frequente alla lingua sarda con le espressioni inserite nei dialoghi che non rappresentano un semplice richiamo folkloristico, ma restituiscono autenticità al racconto e contribuiscono a immergere il lettore nella quotidianità del paese: il sardo era la lingua che prevaleva tra la gente. Il lessico locale, accompagnato dalle traduzioni, diventa parte integrante della narrazione e conserva un patrimonio linguistico che rischia progressivamente di andare perduto. 

Il romanzo, edito da Fox & Sparrows, assume un importante valore documentario. Tra le sue pagine trovano spazio aspetti della vita quotidiana che raramente vengono raccontati con questa ricchezza di particolari: la refezione scolastica destinata ai bambini più poveri, il ruolo della scuola e dei maestri, la religiosità popolare, i giochi di strada, il lavoro agricolo, la solidarietà tra vicini, le prime partenze verso il Nord Italia e i cambiamenti che lentamente iniziano a trasformare il volto della Sardegna.

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