Senti, il calcio vero inizia l’11 ottobre. Almeno, così dovrebbe essere, in teoria. Ecco il punto: in teoria. Perché nella pratica, nel caos bellissimo della centrifuga calcistica contemporanea, le cose sono molto diverse. Quella data rappresenta il momento in cui tutti gli scossoni del mercato, i postumi dei Mondiali, l’intermezzo strano delle nazionali (mai visto così concentrato in autunno, tra l’altro: 4 partite in tre settimane, tipo un carico di bombe), insomma, tutto sarà metabolizzato. Digerito. Pronto per la vera sfida.
Ma qui sta il guaio, e qui capisci perché anche le amichevoli di gran nome come Inter-Milan e Juve-Chelsea importano, eccome se importano. Perché da qui a quella data l’11 ottobre, la Serie A avrà già giocato cinque giornate. Cinque. Più il primo turno delle coppe europee. Parliamo di 15 punti solo in campionato, 15 punti che verranno assegnati tra squadre ancora incomplete, ancora in rodaggio, ancora esposte a variazioni di mercato importanti. E sai qual è la cosa? Quei punti peseranno. Peseranno eccome.
Quindi le amichevoli, per quanto vaghe e lontane come da costume estivo, dicono cose. Dicono molte cose, se sai dove guardare.
I numeri che non bastano: il tormentone dei partenti bloccati
Ieri abbiamo visto 90 minuti di Celik nella Juve, 45 di Stankovic e 20 di Provedel nell’Inter, 27 di Gonçalo Ramos nel Milan. Poco più di niente, potremmo dire. Eppure da questi spezzoni si capisce la gerarchia, le priorità, le necessità. Il tema più forte, quello che domina il mercato in questo momento, è quello dei partenti che non partono. Semplice: non ci sono offerte adeguate. E quando non ci sono offerte adeguate, uno rimane, punto e basta.
Prendi Leao. Due mesi fa sembrava tutto finito, la rotazione con il Milan sembrava totale, inscenabile. Il ragazzo pensava di finire in Premier, faceva già i conti mentali, immaginava Manchester o Liverpool. E invece? Invece l’hanno cercato solo dalla Turchia. Dalla Turchia, capito? Non è esattamente quello che avevi in mente quando immagini la tua prossima squadra. Ieri però ha tirato fuori un paio dei suoi numeri, tipo, due tre accelerazioni che solo lui sa fare, e nella mente di Amorim i «perché no?» hanno iniziato ad aumentare. Magari teniamolo. Magari lo sfruttiamo. Magari facciamo un casino bellissimo se parte in una di quelle accelerate verso la porta.
Pavard ha giocato bene, bene davvero. Ma qui c’è il paradosso: guadagna troppo per essere quella che è oggi nella gerarchia dell’Inter, cioè la seconda riserva nel suo ruolo. Dovrebbe andare via, dovrebbe cercarsi una squadra dove sia titolare. Però l’ingaggio è pesante, pesantissimo, e nessuno lo vuole con quella cifra sulle spalle. Se lo stallo continua, e i segnali dicono che continuerà, finirà per restare all’Inter, magari un po’ frustrato, magari un po’ consapevole che giocare poco non è quello che voleva.
Douglas Luiz è difficilmente vendibile, tecnicamente parlando. Difficilmente vendibile. Ma ripeto: nella coppia arretrata di centrocampo ha il suo perché, e Spalletti lo sa bene. Non è un elemento di cui vuoi sbarazzarti a ogni costo. È un giocatore che puoi utilizzare, che sa quello che fa, che non ti tradisce.
Le sorprese: Zhegrova respira, Torriani impressiona
Ieri abbiamo riscoperto il sinistro di Zhegrova. Questo ragazzo, ascolta, pareva liquidato. Così, archiviato. E invece no, stamattina si è riguadagnato un po’ di ossigeno. Una di quelle cose che succedono nel calcio: ti dimenticano, e poi in una amichevole di luglio tiri fuori uno stop perfetto, un cross preciso, e la gente si ricorda che esisti. Che hai qualità. Che magari non sei il panchinaro a vita che avevano deciso di essere.
La bravura del portiere milanista Torriani è stata un’altra sorpresa. Sai cosa significa quando un giovane portiere ti impressiona in amichevole? Significa che potrebbe essere già pronto, oppure che sta bussando alla porta. Se non parte Leao (e il segnale è che non partirà), allora l’unico elemento negoziabile della rosa del Milan diventa Maignan. Maignan! Cioè, il numero uno che stavi costruendo come il futuro della porta rossonera. Se serve spazio per investimenti, lui è quello che porta soldi veri.
Matteo Lavelli, attaccante interista del 2006. È uno di quei nomi che sentirai sempre più spesso nei prossimi mesi. Ha mostrato verve, ha mostrato voglia di giocare, ha mostrato quella fame che di solito hanno i giovani che sanno che la finestra si apre e si chiude velocemente.
Da qui all’11 ottobre: ancora tanta strada
Da qui all’11 ottobre è ancora lunga, però. Lunga davvero. Se vuoi capire come gli addetti ai lavori vedono questi movimenti, come valutano le formazioni incomplete, dai un’occhiata alle quote su Rabona scommesse, dove gli esperti di mercato e di calcio stanno già tracciando le loro previsioni su chi avrà più successo nella stagione che inizia. Perché il mercato per gli scommettitori è una scienza, e da questi dati puoi capire veramente dove sta andando il calcio italiano.
C’è ancora tempo per movimenti importanti, per sorprese, per colpi. C’è ancora tempo per capire se Leao rimane davvero o se a settembre saltano fuori offerte dalla Premier che nessuno aspettava. C’è ancora tempo per vedere se l’Inter troverà una soluzione per Pavard o se rimarrà congelato in quella situazione strana di secondo portiere stipendiato come il primo. C’è ancora tempo, insomma.
E proprio per questo, le amichevoli di ieri dicevano cose importanti. Non perché ci mostrassero la squadra vera, la squadra completa, con tutti i titolari freschi e scattanti. Dicevano cose importanti perché ci mostravano i problemi veri, quelli che non si risolvono in due giorni, quelli che continueranno a tormentare le rose fino a quando non arriva qualcosa di definitivo. E sapere dove sono i problemi, nella centrifuga frenetica del calcio estivo, è praticamente tutto.
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