Una delle figure più importanti della pittura sarda del secondo dopo guerra, con settant’anni di attività e oltre cento opere realizzate ed esposte, è protagonista della mostra allestita a Sassari dal 10 luglio al 20 settembre presso il Padiglione Tavolara.
Lei è Liliana Cano, nata a Gorizia nel 1924 da genitori sardi, formatasi a Torino sotto la guida, tra gli altri, dei Maestri Giacomo Manzù e Marino Marini; dopo lunghissimi e alternati periodi di permanenza nella penisola e all’estero, rientrò in Sardegna e trascorse gran parte della sua vita artistica soprattutto a Sassari.
“Il fuoco dentro”, titolo della mostra promossa dal Comune di Sassari, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, il supporto della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, è curata da Davide Mariani, Direttore Artistico dell’Archivio Liliana Cano e del Museo Diffuso Liliana Cano di Oliena.
La pittrice entra in contatto con artisti del calibro di Filippo Figari, Mario Delitala, Eugenio Tavolara, Gavino Tilocca, Stanis Dessy; sviluppa un proprio stile, caratterizzato da un tratto deciso e dalla predominanza di colori forti e accesi, utilizzati principalmente per trasmettere energia ed emozioni.
La mostra è articolata in cinque sezioni, oltre al Prologo e all’Epilogo e il percorso affronta diversi aspetti della produzione dell’artista: la vita quotidiana, il mito, il tema del sacro, la figura femminile, unitamente alla festa e ai riti collettivi.
Una parte fondamentale della sua attività è costituita dai murales e dalle opere realizzate direttamente nei centri dell’Isola.
A Oliena diede vita a murales e dipinti, instaurò con la comunità un forte legame, tanto da ottenere la cittadinanza onoraria e il paese barbaricino ospita oggi un Museo diffuso dedicato alle sue opere.
Numerosi comuni, inoltre, conservano i murales di Liliana Cano: tra i più famosi si ricorda il Murale dei combattenti, a Ozieri.
Negli anni sessanta/settanta la Maestra della pittura sarda rimase affascinata dal mondo agropastorale della Barbagia, che considerava pilastro della vita comunitaria.
Nelle sue tele non vi è la ricerca del sensazionale o del paesaggio da cartolina; lo sguardo di Cano è rivolto piuttosto alla vita nel suo svolgersi, attimo dopo attimo. Sono emblematiche, a tal proposito, opere come Donne e Arance (1975), Morra (1970), Tosatura (1970).
La sua è una pittura del quotidiano, mai banale, con un occhio di riguardo rivolto alla donna, rappresentata come figura di fierezza e regalità, considerata pilastro della vita familiare e custode dei saperi.
Anche il mito, soggetto tematico dell’artista, non costituisce una fuga dal presente, ma uno strumento in cui la fantasia permette di comprendere meglio la realtà.
La festa e i riti collettivi sono i momenti nei quali l’individuo esce fuori dall’egoismo e dalla solitudine, allargando lo sguardo verso la folla e la comunità. La pittrice dedica alcune opere all’Ardia di Sedilo e chiude la sezione con le creazioni dedicate ai Candelieri di Sassari. Dipinge il Candeliere del Gremio dei Viandanti e nel 2006 riceve dalla città turritana il “Candeliere d’Oro”, speciale riconoscimento per i meriti artistici.
La passione, l’energia e la vitalità si traducono nelle sue parole “Sono nata, sono cresciuta e ho dipinto tutto il tempo”. Questa frase sintetizza perfettamente il significato del titolo della mostra “Il fuoco dentro”: l’amore per la pittura e l’energia creativa che Liliana Cano mantenne fino alla fine della sua vita.
L’ultima opera Primavera fu realizzata nell’anno precedente alla morte avvenuta a Sassari nel 2021, all’età di quasi 97 anni e simboleggia un’ultima testimonianza della vitalità artistica che contraddistinse la sua lunga carriera.
Liliana Cano: “Il fuoco dentro” in mostra a Sassari al Padiglione Tavolara
