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Scuola sarda tra strutture vecchie e stipendi al palo: la denuncia dello Snals Confsal

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Lo Snals Confsal non aveva alcun dubbio che anche l’anno scolastico 2026/27 sarebbe stato pieno di difficoltà. Tra problemi irrisolti e ormai incancreniti e altri che si presentano per la prima volta e che non sono di poco conto, la scuola è destinata a vivere anche quest’anno un clima sicuramente poco sereno, sia per gli operatori che per l’utenza in generale.

Il sindacato della scuola Snals Confsal è un sindacato pienamente AUTONOMO e il discrimine non passa attraverso i governi di sinistra, di destra o di centro. Lo Snals valuta i Governi a seconda di ciò che riescono a fare di positivo nell’interesse della scuola e delle categorie rappresentate, siano essi dirigenti, docenti o personale ATA.

Per non apparire disfattisti partiamo da un fatto che giudichiamo in parte positivo: il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro 2019/21 e 2022/24. Il primo siglato il 18 gennaio 2024 e il secondo (solo per la parte economica) siglato nella sede dell’ARAN il 15 novembre 2025. La parte normativa del contratto sarà invece affrontata nel prossimo rinnovo relativo al triennio 2025/2027. Con i contratti 2019/2021 e 2022/2024 gli aumenti medi sono stati, rispettivamente, di 123 e 150 euro lordi dipendente per i docenti, 89 e 110 euro lordi dipendente per il personale ATA. Una cifra insufficiente, ma a giudizio dello Snals il CCNL andava firmato perché consentiva perlomeno il recupero parziale dell’inflazione che aveva falcidiato gli stipendi. Sottolineiamo tuttavia che gli stipendi del personale statale delle scuole italiane si collocano al terzultimo posto fra i paesi dell’Unione Europea.

Ormai da diversi mesi un altro fattore si sta dimostrando devastante per il potere d’acquisto degli stipendi. I prezzi della benzina e in particolare del gasolio sono saliti alle stelle. Tali aumenti incidono in modo diretto sulle spese dei pendolari della scuola (circa il 50% fra docenti, ATA e Dirigenti) che viaggiano tutti i giorni, talvolta con percorrenze molto lunghe. Il risultato evidente è che ogni mese lo stipendio netto diminuisce di parecchio. Gli aumenti contrattuali alla fine si stanno rivelando inutili perché totalmente assorbiti dal costo dei viaggi, notevolmente aumentato, senza contare che il costo della vita in generale ha subito forti rincari. Ben venga l’abolizione del bollo auto, anche se alla fine diventa un risparmio ridotto ai minimi termini.

Una forte criticità è riferita al dimensionamento della rete scolastica (la chiamano razionalizzazione… ma di razionale non troviamo niente!). Se l’intento era quello di ridurre le spese di gestione, allora possiamo affermare che è stato un fallimento totale, poiché eliminare molte scuole autonome semplicemente spostando i dirigenti scolastici e i DSGA produce un risparmio veramente irrisorio (88 milioni di euro, che costituiscono lo 0,15% dello stanziamento del MIM che si attesta a circa 57,92 miliardi di euro), ma priva dei servizi amministrativi scolastici alcune realtà territoriali già in forte decremento demografico ed economico. Insomma, la montagna ha partorito il topolino. Storicamente, la Sardegna ha subito una contrazione drammatica, passando da ben 425 autonomie scolastiche a sole 223 negli ultimi anni.

Lo scorso anno la scure si è abbattuta sulle scuole del nuorese producendo ulteriori danni. A nostro giudizio è stata una politica totalmente sbagliata da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Una responsabilità grave da addebitare in parte anche alle Regioni, che non hanno saputo opporsi alle iniziative governative. Non da oggi, ma da tempo, la scuola sarda — ma anche quella nazionale — sta subendo restrizioni di organico, soprattutto del personale ATA e in particolare dei collaboratori scolastici, che dovrebbero garantire, oltre alle pulizie adeguate degli edifici scolastici, la vigilanza degli alunni, spesso minori e talvolta disabili, in strutture scolastiche spesso non a norma e risalenti in numero cospicuo a una media di vetustà compresa tra i 55 e i 60 anni.

È una situazione diventata insopportabile che mette in pericolo il personale della scuola e l’utenza. Esiste un grave problema di sicurezza e a questo proposito lo SNALS CONFSAL farà tutto il possibile per segnalare alle autorità competenti le situazioni di pericolo che si dovessero presentare. Lo SNALS CONFSAL lancia un accorato appello a tutte le forze politiche affinché tengano nella giusta considerazione le criticità della scuola per porvi rimedio. Basta con gli slogan e gli spot elettorali che finora non hanno portato a niente. Le forze parlamentari, gli enti locali e soprattutto il governo in carica dimostrino con i fatti che intendono perseguire una politica scolastica che non veda più la scuola italiana come la cenerentola d’Europa.

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