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    Io voto, non voto!

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    Il 60% di chi poteva e aveva diritto di andare a votare in Lombardia e nel Lazio non lo ha fatto. A Roma, la capitale d’Italia, è andato alle urne un votante su tre. Questo è accaduto nonostante si potesse votare anche il lunedì mattina. Questo è un dato certo, nessuno lo può contestare. Votare è un diritto e non è un obbligo, ma non farlo in massa è un segnale che va ascoltato e capito. Da cosa è dipesa tanta astensione? Da molti fattori. Certamente dalla sempre più diffusa sfiducia nella politica e negli uomini e donne che la rappresentano. Sicuramente dall’idea diffusa, anche grazie a sondaggi e indagini demoscopiche, che tutto sommato erano elezioni gia decise in partenza. Probabilmente anche perché non c’è stata una campagna elettorale capillare e martellante come per le politiche o come avviene per le comunali con il porta a porta dei candidati, tra cui si trova sempre un parente o un amico. Tutto vero. Però, forse, c’è un altro motivo, il più trainante di tutti. C’è tanta astensione dal voto quanta rassegnazione nella gente, ovvero troppa. Molti elettori si sono oramai convinti che il proprio voto non serve a nulla e, più di ogni altra cosa, non è utile a far cambiare le cose e a trovare le soluzioni ai problemi che si devono affrontare. Non è necessariamente così, ma molti si sono convinti di questo. Se una persona si persuade dell’inutilità sociale e politica del proprio voto che altro può fare se non esimersi dall’andare alle urne? Pensateci, è un ragionamento automatico, istintivo, persino di apparente buon senso. Se non hai speranze che il tuo voto possa contare e essere importante per far cambiare le cose che non vanno cos’altro devi fare in una società che ormai è del tutto devota all’individualismo se non restarsene a casa? In questa scelta influisce anche un difetto di rappresentanza, che ormai è diffuso anche grazie al fatto che i partiti decidono tutto e il cittadino deve solo ratificare le scelte dei capi. Le persone non si sentono più rappresentate da nessuno e vedono negli schieramenti politici contrapposti e impegnati in campagna elettorale solo due o più contendenti indaffarati in una loro lotta personale di potere. Da una parte chi sogna di “liberare”la Lombardia dalla destra, dall’altra chi sogna di “liberare” la Toscana dal Pd, con all’interno degli schieramenti parti e gruppi che si vogliono eliminare a vicenda. In mezzo gli elettori che non si affascinano più a questa competizione perché oberati e travolti da altri problemi quotidiani che già troppe volte la politica ha promesso di affrontare e risolvere se avesse ottenuto il voto. Ma non lo ha fatto. Ormai ci si è convinti che chi si candida è motivato solo dalla esigenza di occupare scranni per gestire meglio la propria carriera o farsene una. In questo contesto vince chi è più bravo a convincere e portare i suoi ai seggi perché è impossibile conquistare il voto con programmi, visione futura, coinvolgimento politico e sociale. Ci sono milioni di persone, sicuramente la maggioranza degli italiani, che non sentono o provano più alcun senso di appartenenza con questi partiti politici e, cosa più grave e pericolosa, con questo sistema democratico che non dà loro risposte sule cose concrete del vivere quotidiano. Vedono le votazioni come uno spettacolo che serve solo e soltanto a regolare dei conti tra chi ha interesse a occupare lauti posti di comando. È brutto dirlo ma questa è la situazione sociale che si riverbera in quella politica. Tutto questo è anche il risultato del fallimento amministrativo dell’esperienza politica dei 5Stelle che si posero, e furono visti da tanti italiani, come ultimo argine della deriva della vecchia politica, la stessa, badate bene, che oggi governa perché ha la maggioranza. Arrivati al potere con la promessa di cambiare dal basso le cose poi ci si è solo sostituiti a chi c’era prima generando delusioni cocenti in chi aveva creduto a quella proposta come ultima spiaggia per una politica che si sentiva lontana dai propri bisogni ed esigenze. Una volta creatasi l’illusione negli elettori che ci avevano creduto, la partecipazione popolare è via via crollata per assenza di qualcosa di nuovo su cui sperare. Oggi esiste un panorama politico dove prevale chi di quel 40% che ancora si reca alle urne riesce a portarne dalla propria parte la maggioranza sfruttando le divisioni altrui e la partigianeria dei più affezionati e militanti. Il resto, nonostante abbia una storia politica alle spalle e proprie idee da condividere, sta a casa affidandosi alla sorte con la convinzione che chiunque vinca questo non potrà influire sulla sua vita, sui suoi problemi, sulla realtà delle cose e dei fatti. Questo è l’aspetto più grave perché significa arrendersi al proprio ruolo di cittadino attivo. Ciò che dovrebbe far drizzare le orecchie è che esiste una realtà popolare che viaggia su onde completamente diverse rispetto a quelle della politica e anche dell’informazione. Ne è un esempio il caso Cospito che molta stampa ha usato per evidenziare che erano in pericolo persino i diritti costituzionali dei cittadini, ma che questi stessi non hanno ritenuto esserlo lasciando cadere nel vuoto gli appelli a far valere le proprie ragioni con il voto. Questo coinvolge tutti ma maggiormente gli schieramenti di opposizione. Governare, inteso come avere il potere, attrae consenso perché si ha la possibilità di monetizzarlo, anche perché non devi accontentare tutti ma quanto basta per vincere. Le opposizioni, oltre ad essere divise, non sanno più coinvolgere gli elettori. Non solo non riescono a strappare voti, ma perdono quelli dei propri simpatizzanti che, pur di fronte alla possibilità di far vincere tranquillamente gli avversari, non muovono un dito per evitarlo. Detto in altri termini, non ci si tura più il naso. Per troppo tempo si è chiesto ai cittadini di votare turandosi il naso per evitare ipotetici rischi e guai maggiori. Ora il popolo non lo vuole più fare, non è più disposto a farlo. Non importa quale sia il rischio o il pericolo, non si è più disposti ad accettare ogni cosa che viene proposta come il meglio del peggio. In assenza di un programma credibile, di una visione futura, di un coinvolgimento serio, di una rinnovata classe dirigente e di un vero cambiamento che inizi con il chiedere ai cittadini quali sono le priorità, e non votare su quelle decise nei salotti, i cittadini non sono più disposti a concedere il proprio voto e, poiché non voterebbero mai dall’altra parte (una per l’altra poco importa), non votano per nessuno.

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