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    Gemellaggio Cagliari-Spilamberto in memoria del partigiano Nino Garau

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    In occasione dell’incontro “Gemellaggio Cagliari-Spilamberto in memoria del partigiano Nino Garau”, è stato il presidente del Consiglio comunale Edoardo Tocco ad accogliere Umberto Costantini, sindaco del Comune nei pressi di Modena, nel cuore delle Terre di Castelli.

    Ospitato nel Palazzo Civico di via Roma, l’incontro ha visto la partecipazione di Dino Garau e Francesca Nurra, rispettivamente figlio e nipote del partigiano Nino. Tanti anche i docenti, le studentesse e gli studenti delle scuole superiori di Spilamberto, del Liceo classico “Dettori” e del Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” di Cagliari.

    “Antonio Garau nacque a Cagliari il 12 dicembre 1923, fratello secondogenito di Lina, la maggiore, e di Gianna. Il padre, Raimondo, era un facoltoso proprietario di immobili, la madre, di origini modenesi, si chiamava Iolanda Gibertini. La passione giovanile per il volo unita a frequentazioni familiari nel mondo dell’aviazione lo portarono a compiere la scelta di accedere all’accademia dell’Aeronautica militare di Caserta (corso «Zodiaco» 1941, trasferito a Forlì nell’agosto del ’43 a seguito degli sbarchi delle forze alleate nel Sud Italia)”.

    “Dopo l’8 settembre, e un breve periodo di sbandamento, raggiunse i parenti materni nella pianura modenese e qui, nemmeno ventenne, abbracciò la causa resistenziale costituendo e guidando la brigata partigiana “Aldo Casalgrandi” con il nome di battaglia “Geppe”. Fu catturato dai tedeschi, torturato e imprigionato in un carcere a Verona da dove nonostante fosse ferito, riuscì a fuggire con l’aiuto di un soldato sardo, Spartaco Demuro. Il suo ruolo nella lotta per la liberazione del quadrante sud-orientale dell’attuale provincia di Modena, precisamente del territorio di Vignola, Marano e Savignano sul Panaro, Castelvetro, Castelnuovo Rangone, e del paese di Spilamberto tra il 22 e il 23 aprile 1945, fu determinante. Dopo la guerra e il ritorno a Cagliari la falsa accusa dell’omicidio di un fascista gli costerà qualche giorno di detenzione”.

    “Laureatosi in giurisprudenza, il 1° ottobre del 1949 fu assunto in qualità di funzionario dal Consiglio regionale della Sardegna. L’11 ottobre 1952 sposò Luciana Magistro con la quale ebbe tre figli: Dino, Emanuela e Stefania”.

    “Garau è stato un apprezzato dirigente pubblico, ha ricoperto l’incarico di capo Ufficio resoconti dell’istituzione consiliare sarda sino a diventarne Segretario generale dal 1960 al 1976, anno di conseguimento della pensione. Ha collaborato alla compilazione del “Rapporto Giannini” per la riforma dell’amministrazione statale ed è stato componente effettivo del Consiglio superiore della Pubblica Amministrazione sino al 1978. Nel 1969 gli è stata conferita tardivamente la medaglia di bronzo al valore militare”.

    “Insignito dal presidente del Coni Giulio Onesti della Stella d’argento al Merito Sportivo, ha inoltre assunto ruoli dirigenziali nella Federazione italiana pallacanestro. Nel 2005, in occasione del 60° anniversario della Liberazione, è stato riconosciuto cittadino onorario del Comune di Spilamberto dove ha ricevuto le chiavi della città”.

    “Il 17 marzo 2016 la prefetta di Cagliari Giuliana Perrotta gli ha consegnato la medaglia della Liberazione conferita dal Ministro della Difesa a quanti hanno partecipato alla Resistenza italiana contro il nazifascismo. Antonio Garau, Nino per gli amici, è mancato a Cagliari a 96 anni, il 12 luglio 2020”. Tratto da “Nino Garau, partigiano e testimone” di Walter Lagio Istituto sardo per la storia dell’antifascismo e della società contemporanea ISSASCO.

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