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    Dio, l’uomo e i terremoti

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    Ci sono da sempre eventi naturali che per forza e ampiezza l’uomo non può ancora evitare, prevedere, domare. Tra questi spicca per importanza e devastazione il terremoto. Basta aprire un libro di storia per rendersene conto da soli. Tutte le epoche sono state segnate da eventi sismici poderosi, terrificanti, luttuosi. Nessuno sa quando la Terra tremerà e quanto sarà devastante l’onda che travolgerà la superficie. Sappiamo che una zona può essere più o meno sismica, ma nessuno può dirci quando un terremoto deciderà di sconvolgere la vita delle persone e anche il paesaggio. La scienza non è riuscita a darci alcuna assicurazione sui tempi e sulle modalità con cui un sisma dirà la sua nella vita del Pianeta. Conosciamo bene cosa sono, come si comportano, che danni provocano e per quale ragione avvengono, tuttavia i terremoti non sono prevedibili, almeno fino ad oggi. Davanti a questo l’uomo si ritrova all’improvviso impotente. Quando avverte la prima scossa non può far altro che scappare via da dove si trova e proteggersi all’aperto lontano da edifici, infrastrutture e costruzioni che possono rovinargli addosso. Ci avete mai pensato per un solo attimo? Quando la terra trema l’uomo fugge verso la campagna, la natura, gli spazi aperti. Dinanzi alla forza distruttrice di un potente terremoto, come quello che alcune notti fa ha sconvolto il territorio, già martoriato da guerre e violenze, che insiste sul confine tra Siria e Turchia, l’umanità non può far altro che scappare e ricorrere a Dio. Ci sono due modi per farlo. Chiedere a lui la salvezza mentre tutto attorno a te inizia a cadere al suolo o darne a lui la colpa imprecando. Accade sempre così e, badate bene, succede anche tra chi si dichiara non credente. I terremoti, specialmente quelli più forti e distruttivi, rammentano all’uomo che egli è solo parte del Creato, non il padrone che può disporne come vuole o controllarlo a suo piacimento. Così, nel momento del bisogno e di manifesta consapevolezza di impotenza, o si prega per un miracolo o si accusa Dio del disastro. È tipico dell’uomo accusare sempre qualcuno di ciò che gli accade. Non potendo far sedere sul banco degli imputati qualche nostro simile, neanche i più cattivi e malvagi, ecco che non troviamo meglio da fare che accusare Dio di aver permesso tutto ciò, di averlo persino voluto compiere per punirci delle nostre colpe. Purtroppo, però, Dio non c’entra nulla se gli edifici crollano, se i palazzi di 40 piani non reggono alle oscillazioni, se vengono giù le infrastrutture come strade e ospedali. Non è affatto colpa sua. Se noi tutti vivessimo all’aperto e senza un tetto di calcestruzzo o travi di legno sopra la testa nessuno morirebbe per un terremoto, neanche il più forte per intensità. Ciò che ci può realmente uccidere durante un sisma, infatti, non è la scossa ma ciò che abbiamo realizzato con la nostra intelligenza, capacità, abilità di esseri umani per rendere la nostra esistenza migliore. Sono le opere dell’uomo che crollano e ci imprigionano. Rimaniamo intrappolati dentro ciò che abbiamo costruito con le nostre stesse mani. Dio ci ha solo dato l’intelligenza di saper migliorare la nostra vita ingegnandoci per renderla migliore, più comoda, più funzionale. Ma, allora, perché si muore ancora oggi di terremoto se abbiamo l’intelligenza dalla nostra parte e millenni di storia per capire che da un sisma ci si può salvare solo con la prevenzione? Semplicemente perché spesso usiamo l’intelligenza e le nostre abilità per altri obiettivi e non per salvarci la vita da ciò che è più forte di noi. Si costruisce più per guadagnare e lucrare che per poter contare su un giaciglio sicuro. Si usa l’intelligenza per fare più in fretta, per risparmiare, per incassare più soldi con meno lavoro, per imbrogliare l’altro. Ci interessa vendere un appartamento o comprarlo perché è super accessoriato, comodo, luminoso, posizionato in alto, con un bel panorama. Non si va mai a vedere se quella che sarà la nostra casa è stata costruita bene e tenendo conto della classificazione sismica dell’area in cui si trova, se ha fondamenta stabili e progettate con criteri antisismici moderni. Di un appartamento guardiano tante altre cose. Se ha la linea internet, se ha mobili raffinati, se è dotato di idromassaggio, se ha un riscaldamento moderno, se le tapparelle si possono alzare o abbassare con un clic, se possiamo ordinare alle luci di spegnersi o ad un forno di accendersi con la nostra voce. I terremoti uccidono ancora perché l’uomo non è finora riuscito a mettere al primo posto la tutela della sua stessa vita, tutto qui. Pensiamo sempre che il terremoto sia qualcosa di lontano, quasi una iattura che è meglio non pronunciare per non tirarsela dietro. Ragioniamo di esso come di qualcosa che si spera tocchi ad altri subire. In altre parole, ci preoccupiamo del presente senza badare a quello che è stato il passato e quello che potrebbe essere il futuro. Il terremoto, però, è tutta una questione di quando e come avverrà e non se avverrà. Spesso, poi, accade che i terremoti sconquassino territori già colpiti da tante tragedie. È vero, accade spesso e anche questa volta il sisma ha colpito una zona che da troppi anni è martoriata a causa di guerre, conflitti, violenze, fame e disperazione. Tuttavia, il terremoto non lo sa. Il Creato, la Terra, la Natura non leggono i giornali e non guardano le immagini delle guerre che entrano in casa nostra con i social e le tv. Loro non sanno che l’uomo si è divertito a uccidersi, a provocare morte, a versare sangue innocente di altri suoi simili, a voler emulare proprio i terremoti lanciando dall’alto bombe ed esplosivi per sventrare città e paesi interi. Quelle cose le sappiamo noi uomini e donne, non il terremoto. Certo, possiamo dire e scrivere che “piove sempre sul bagnato”, ma quell’acqua di morte che sgorga da guerre, armi e odio l’abbiamo voluta e generata noi uomini. Non è stato Dio a ordinarci di produrre bombe da usare contro il fratello o di dichiarare guerra al prossimo. È l’umanità che decide e permette tutto questo liberamente, senza costrizioni o forzature. Se oggi in Siria, più che in Turchia, i danni di un violento terremoto si aggiungono e si sommano all’orrore della guerra e della fame non è colpa del destino crudele o della cattiveria di Dio che sembra voler sempre punire i più deboli e innocenti. No, è tutta colpa dell’uomo, ovvero è colpa nostra. Se alle centinaia di migliaia di vittime della guerra, tra morti feriti e sfollati, ora se ne aggiungeranno altrettanti a causa del sisma è il risultato delle nostre scelte, e non del volere di Dio. Se oggi si è aggiunta distruzione a devastazione non è questo lo svolgersi crudele di un disegno divino a noi oscuro, ma l’effetto pratico di nostre determinazioni e volontà. Se oggi dobbiamo fare i conti con la realtà di edifici che crollano e intrappolano tante persone togliendo loro la vita è anche colpa delle priorità che in passato abbiamo avvallato. Questo perché eravamo liberi anche di decidere dove investire meglio i tanti soldi spesi in armi, guerre, violenze, odio. Questo terremoto, con il suo terribile carico di morte e distruzione, ci pone nudi davanti alla realtà. Non serve a nulla oggi esprimere approvazione o riconoscenza nel vedere che tanti Stati mandano in Siria e in Turchia propri soldati per aiutare a scavare sotto le macerie quando fino a ieri a quegli stessi uomini era ordinato di fornire armi, di bombardare, di distruggere le stesse città, di portare morte. Non ci si redime così, con l’ipocrisia a comando. È una follia credere di essere nel giusto quando dopo un terremoto si mandano i propri soldati a salvare persone intrappolate sotto le macerie di un palazzo che solo l’altro ieri si bombardava dall’alto.           

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